Prelle e le origini del sua borgata

 

Prelle è una borgata rurale che si trova ubicata nel Comune di Salussola, e sorge in una tranquilla vallata sulle pendici delle dorsali minori della collina morenica della Serra, ed è circondata da fitti boschi e terrazzamenti coltivati a vigna.
Conta poche case ed un esiguo numero di abitanti, che sono solo una decina tra quelli che vi abitano stanzialmente, e quelli che usano la casa per il fine settimana.
I fondatori di questo immenso cascinale dovevano essere una numerosa famiglia patriarcale, forse i Bosco, a quanto è dato a sapere dai più longevi abitanti del posto.
Questa è una terra collinare boschiva, con risorgive e polle d’acqua, con prati e vigne che danno un corposo rosso ” di Prelle ” e in parte minima un più famoso Erbaluce.
Le primitive genti sono rimaste molto isolate, e vivevano solo di quello che la terra dava loro.
La prima vera via d’accesso, l’attuale strada provinciale Salussola Zimone, è solo dei primi decenni del 1900, prima c’erano solo dei sentieri come quello del Mazzucco, l’antica strada per Zimone, la strada della Piscia e la strada della Vigna Merla, che ancora oggi attraversano il borgo.
La strada del Mazzucco era la vecchia strada medievale, che partendo dalla cinta muraria del borgo di Salussola si addentrava tra i boschi, proseguiva per Cerrione e collegava i cascinali di Riunci, Lajasso, Montalbrino, Cibolla e Carengo.
Tra i vecchi edifici del borgo spiccano le stalle e i fienili, ammirevoli costruzioni con delle forme architettoniche, che noi profani siamo usi vedere solo nelle vecchie dimore padronali.
Quella era la vera ricchezza della povera gente, che costruiva le stalle come fossero delle dimore.
La strada che l’attraversa ha ancora il fondo in ciottolato e due piccole rue che danno su altri cortili interni.
I due cortili, hanno ognuno una fonte, dove l’acqua scorre incessante, e ognuno un’ effige di una Madonna dai contorni incerti e dai colori sbiaditi dal tempo.
L’una è l’effige della Madonna d’Oropa e l’altra è la Madonna del Carmine.
Un vecchio abitante racconta che in tempi passati, quando il tempo volgeva al brutto e prometteva la grandine, le donne si soffermavano a pregare davanti a quell’effige.
Se si volge lo sguardo verso l’alto, qui dove il nuovo non ha ancora preso piede, è ancora possibile vedere semplici balconi di legno, dove i contadini mettevano ad essiccare le pannocchie e le granaglie.

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