Categoria: Borgo Fortificato

La Porta Urbica Inferiore e Superiore

Poiché la posizione su cui sorgeva l’agglomerato di Salussola era ritenuta, all’epoca, di rilevanza strategica in particolare delle fortificazioni di cui disponeva il castello, nel 1375 il vescovo di Vercelli, che si era rifugiato nel suo palazzo al Piazzo di Biella per sfuggire alle trame ghibelline, ordinò al tesoriere del Comune di Biella, certo Bartolomeo Scaglia, di elargire 540 fiorini d’oro, per l’impegno del Comune di Salussola nel fortificare le bastie del castello, per aver ricostruito le mura cadute in rovina, nonché per la costruzione di due porte, una verso nord est e la seconda verso sud est.
Il borgo fu munito, dal vescovo Giovanni Fieschi, di un castello con tre torri, ora semidistrutto, e di una cinta muraria che circondava l’attuale Salussola Monte.
Essa aveva due porte, ma è rimasta in piedi solo quella di sud.
La porta rimasta sorge sulla salita anticamente detta ” Crosa “; è stata restaurata negli anni del 1970, in conseguenza del crollo subìto dal lato verso l’interno del borgo.

L’esterno, verso la pianura, ha una zona inferiore di pietre squadrate e, più in su, di ciottoli a spina di pesce con due corsi orizzontali di mattoni; l’apertura principale, a sesto acuto, è sormontata da un’altra apertura quadrata.
La zona superiore, di mattoni, ha una finestra a tutto sesto e sei beccattelli triplici in pietra sostenenti cinque caditoie.
Come nota il Conti, queste caditoie hanno una caratteristica insolita: a partire da quella centrale, più larga, diventano più strette verso i lati.
Secondo l’autore – da cui abbiamo attinto gran parte delle notizie – i tre tipi di muratura che si vedono in questa porta segnano tre distinte fasi costruttive.
Ancora più in su, una decorazione in mattoni (dentelli su mensole e dente di sega) è sormontata da tre merli guelfi.
Nel Biellese la merlatura è quasi sempre ghibellina; questa è un’eccezione.
La spiegazione va ricercata nell’elargizione in denaro che il vescovo ” Guelfo ” di Vercelli Giovanni Fieschi fece al Comune di Salussola nel 1375 per la riedificazione delle fortificazioni.
L’esterno verso monte, presenta nella zona inferiore, in mattoni, l’arco leggermente acuto dell’apertura principale, e nella zona superiore un’ampia apertura.
Una decorazione in mattoni simile a quella del lato verso valle orna il breve tratto di muro ai lati dell’apertura stessa.

L’insieme non ha un aspetto molto solido, nonostante la trave orizzontale di rinforzo: non stupisce se da questa parte si sia verificato il crollo.
Anche il vano interno è aperto verso l’alto.
Per il Conti questa tipologia ” a vela ” non è primitiva, ma frutto di interventi posteriori.
L’arco verso valle è sormontato da un altro arco, di rinforzo, poggiante su mensole di pietra; ha un profilo a tutto sesto alquanto irregolare.
Le pareti laterali del vano interno hanno ognuna una finestra a pieno centro, molto in alto; quella verso valle è a doppia ghiera.
Qui la muratura è di ciottoli a spina di pesce.
La parete verso monte presenta, al di sopra dell’apertura principale, tre corsi orizzontali di mattoni.

La porta del borgo murato, è stata edificata con due prerogative principali, al piano strada con un portone, e in alto con un ballatoio merlato dal alto della pianura, e libero dal lato del borgo; l’uno serviva a chiudere il borgo in difesa dei suoi abitanti, e l’altro come posto di presidio militare di controllo.
I Visconti, dopo qualche anno che divennero i padroni di Salussola, imposero a tutti gli abitanti, senza distinzione di ordine e grado, l’obbligo della custodia notturna e diurna delle porte e delle mura.
Non abbiamo notizie se le porte venissero custodite, dagli abitanti, anche prima del loro arrivo, ma sappiamo con certezza che lo furono fino a metà del 1800.
Nel vano interno della Porta Inferiore, che in loco viene anche chiamata ” portona “, dal lato che guarda la pianura sono ancora visibili gli alloggiamenti di un portone con il battente e i suoi cardini.
L’orario di chiusura delle porte, era scandito dal suono serale della campana del borgo, che serviva di avviso per chi si trovava fuori le mura, nei campi o lungo la strada.
Alle porte confluivano due gallerie provenienti dal mastio del castello, ed è facile comprendere che erano utilizzate a scopi di difesa militare dalla guarnigione.
L’entrata della galleria, dal lato della Porta Inferiore, è tuttora esistente all’interno di una cantina di un’abitazione privata, anche se chiusa con un muro di mattoni, mentre l’altra, si può identificare in un’apertura sul muro opposto al contrafforte rimasto della Porta Urbica Superiore.
Da questo lato, l’apertura è chiusa con materiali laterizi e ciottoli racchiusi da un architrave e stipiti di granito.
A quanto riferitomi, l’apertura ancora in vista a metà del 1930, conduceva in una camera dalla volta a vela quasi totalmente ostruita da terra e detriti.

La Porta Urbica Superiore
La Porta Urbica Superiore fu distrutta negli anni del 1800, forse da motti insurrezionali risorgimentali: il Gabotto ne vide solo tracce ” lievi ed incerte “.
Queste consistono tuttora in un contrafforte di mattoni con tratti di muratura in ciottoli ad opus spicatum, al termine del paese verso il bivio di Cerrione – Zimone, sulla destra per chi esce dal borgo.
Dai resti si desume che lo stile architettonico non sia stato uguale alla Porta Inferiore, ma è probabile sia stato il frutto di un rifacimento cinque-seicentesco, in quanto Salussola fu più volte assediata.

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La cinta muraria del borgo

 

Il borgo di Salussola, in origine era attorniato di mura, e in alcuni casi di doppie mura e contrafforti.
Con l’avvento dei Savoia, e principalmente con l’avvento del Marchesato, sorsero nuove dimore e prese in auge la cultura della villeggiatura tra le vigne.
Il principe Tomaso Francesco di Carignano marchese di Salussola, aveva la cultura della villeggiatura tra le vigne, tanto da costruirsi un palazzo e piantumare una vigna sui suoi terreni, che ancora oggi sono nominati ” Vigna del Principe “.
Le mura di difesa non servivano più, oramai superate dalla tecnica militare, furono demolite o inglobate, e su di esse si edificarono nuove dimore, mentre i vicini pendii collinari furono terrazzati, e fu piantata la vigna.
Dove non furono completamente demolite, furono adattate a rinforzi del terreno, e le restanti pietre riutilizzate per i terrazzamenti.
Il tratto maggiore, di quello che resta della cinta muraria, corre proprio sotto i ruderi del castello recinto, ma il tratto di mura meglio conservato, scorre a ovest della Porta Urbica Inferiore: la muratura è di ciottolo a spina di pesce (spesso molto regolare), con corsi orizzontali di mattoni.
Il Gabotto ci parla di “ avanzi di fossati e bastioni sostenuti da grosse muraglie di pietre sovrapposte senza cemento, ben conservate con le loro scarpe ”.
ll Conti nota che non è facile il riconoscimento di tutti i tratti superstiti della cinta muraria in questa zona, poiché alcuni sono stati incorporati nei muri di terrazzamento della collina.
Ancora meno rimane delle mura a est del borgo.
Forse, parti di esse sono rimaste nell’alta parete di ciottoli, a spina di pesce, in fondo al vicolo Vietta, che si inoltra da Via Generale Bignami all’ angolo di Via Pietro Micca.
Potrebbe trattarsi di un’abitazione civile, ma la muratura non è quella delle case medioevali di Salussola: qui c’è più malta, e i ciottoli sono più piccoli.
Altri reperti murari si possono ancora vedere nelle vicinanze dell’ex Porta Urbica Superiore.

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La torre del Nigra eretta sui resti del mastio del castello

 

La torre che ora domina la collina di Salussola, non è un restauro del mastio del castello, bensì una ricostruzione romantica, dato che di questo mastio – che già il Gabotto vide ” mozzo e scoperto ” restava poco più delle fondamenta.
Ferdinando Gabotto a metà dl 1800, scriveva che i resti del castello ancora visibili erano costituiti  ” da un mozzicone di torre quadra, massiccia che era il rudere del mastio, e da larghe camere che si sprofondano nel suolo, elevatosi per i rottami.
In mezzo una pietra chiude la discesa di un’ampia rotonda donde si diramano sotterranei fino alle porte del borgo “.
La torre fu fatta costruire dalla famiglia del geometra Antonio Bocca, Cavaliere Mauriziano e Commendatore della Corona d’Italia, su un progetto della fine degli anni del 1930 dell’architetto Carlo Nigra, già collaboratore nella costruzione del borgo medievale del Parco del Valentino a Torino e del castello nuovo di Rovasenda.
Le opere murarie sono state eseguite dai Salussolesi Giovanni Maffeo ed Edoardo Mosca.
Da notare la merlatura ” ghibellina “, mentre quello che rimane della torre della cortina è di fattura ” guelfa “, così come la merlatura della Porta Urbica Inferiore.
L’inaugurazione dell’opera avvenne nel 1941 nel giorno della festa del Beato Pietro Levita, alla presenza del prevosto don Lino Loro e al suono della banda musicale di Trivero.
Una lapide ne ricorda l’avvenimento: “ Regnando Vittorio Emanuele III nell’anno 1941 durante la II Guerra Mondiale sulle gloriose vestigia del passato il geometra Antonio Bocca Cavaliere Mauriziano Commendatore della Corona d’Italia erigeva questa torre in auspicio ai grandi destini della Patria nei secoli venturi “.

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Le bastìe del castello fortificato

 

Fino ai primi anni del 1800, sul territorio del Comune di Salussola esistevano ancora delle tracce, alcune ben visibili, di una ventina di torri disseminate, prevalentemente, o all’interno di cascinali o lungo i confini o nelle vicinanze di essi.
Queste torri erano chiamate ” bastìe “, e l’attuale toponimo della borgata Bastìa ne è l’esempio, derivato da una di queste torri ivi ubicata.
Un esemplare di queste torri è ancora oggi ben visibile e conservato sulle colline alle spalle della frazione San Secondo, ed è detta torre di San Lorenzo o di Montalto.
In altre zone del comune, se ne possono ancora intravedere i ruderi, che nella maggior parte dei casi sono stati inglobati in abitazioni.
Un esempio è a la Bastìa, dove si può intravedere il basamento di una torre al civico 32 di Via Vigellio, ed un altro esempio è in regione Torre, dove esistono, all’interno di una proprietà privata, le fondamenta di una torre e la soglia per entrarvi.
Altri esempi sono da vedere al borgo Piano, lungo il sentiero dei Mazzucchi, dove ci sono dei ruderi, e in Via canonico Nicolò Salza, dove all’interno di una torre e con il suo ampliamento è stata ricavata un’abitazione.
Ma a cosa servivano queste torri chiamate bastìe ?.
La proprietà delle torri o anche casematte era della Comunità di Salussola, oggi diremo del Comune di Salussola, ed erano databili dal XII al XIV secolo, mentre sono andate in disuso, abbandonate e o vendute a privati a partire dai primi del XVI secolo.
Le bastìe erano presidiate da soldati o affidate a terzi, ed in primo luogo servivano da avvistamento e in secondo luogo a segnalare le eventuali intrusioni nemiche.
La dislocazione di una torre era fatta in maniera che questa ne potesse vedere un’altra, e in molti casi due, e così segnalare al mastio ed alla guarnigione, che si trovava nel castello fortificato (quei pochi ruderi rimasti sulla collina), gli eventuali nemici in arrivo.
In sintesi, le bastìe erano punti militari di avvistamento avanzato sul territorio, insieme alle due porte urbiche, alla cinta muraria ed al castello fortificato con il suo mastio, appartenenti al sistema difensivo della comunità di Salussola.
Nel 1891 il professore Gustavo Strafforello scriveva: ” … sulla cresta delle colline che fiancheggiano a mezzodì il poggio del castello, vedonsi ruderi di torri innalzate per uso di vedetta e per fare segnali “.

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La casa torre di Via Canonico Nicolò Salza

All’interno del borgo, è di interessante storico l’edificio che si trova in una proprietà privata di via Canonico Nicolò Salza.
La sua struttura di casa-torre, ha un aspetto decisamente militare, e la cinta muraria non si spingeva fin qui.
E’ una torre quadra, massiccia, più alta degli edifici adiacenti.
La muratura è di mattoni, ma non dappertutto: qua e là si vedono ciottoli disposti a opus spicatum.
In buona parte è intonacata.
La parte più alta della torre sporge rispetto al resto dell’edificio, caratteristica decisamente militare, ma è collegata ad esso non con caditoie, bensì con due gradini di mattoni.
Questo su tutti e quattro i lati.
Sotto alla sommità, segnata da cornici in cotto a loro volta leggermente sporgenti, corre una cornice di mattoni a dentelli su mensole, sormontata da un corso a dente di sega.
Anche questa decorazione, essa pure di carattere militare, è integra sui quattro lati della costruzione.
La simmetria è però rotta sul lato sud, dove a tutto questo si aggiunge, in centro alla parte alta, una finestra cieca rettangolare.
L’interno della casa torre è ora a due piani, ma la volta del piano terreno non è coeva all’edificio.
Il muro del fabbricato che a sud si appoggia a questa costruzione presenta in vari tratti una muratura di grossi ciottoli a spina di pesce.
La strana casa torre di Salussola non somiglia ad alcun altro edificio medievale del Biellese.
Un’altra torre, del tutto simile a questa di Via canonico Nicolò Salza, è inglobata, e parte della sommità è tuttora visibile, in un palazzo seicentesco di Via Duca d’Aosta, allora di proprietà dei conti Salomone di Serravalle.
La casa torre, riutilizzata ad uso civile, era in origine una torre intermedia di collegamento tra il castello fortificato e le altre torri di avvistamento e sorveglianza, altresì dette ” bastìe “, che erano disseminate sul territorio di Salussola.

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La torre di san Lorenzo sopra San Secondo

La torre di Montalto o di San Lorenzo è un rifacimento settecentesco, su resti di una torre medievale d’avvistamento, che ha origini ancora più lontane e riconducibili alle Chiuse Longobarde.
Chiamata di San Lorenzo perchè nelle immediate vicinanze sorgeva l’antico villaggio di San Lorenzo ( oggi nel Comune di Roppolo ), scomparso e abbandonato dai suoi abitanti nel XIV secolo.
In età comunale era parte integrante, insieme alle altre torri sparse sul territorio, del sistema di avvistamanto e difesa del castello fortificato del borgo di Salussola.
Eretta agli estremi del territorio comunale di Salussola (mappale 36), è ubicata su un’altura boscosa della zona collinare di frazione San Secondo, al confine con il Comune di Roppolo, dal quale dista solo qualche metro.
E’ di struttura quadrata e possente, è cieca e priva di finestre, con due feritoie sopra l’architrave della porta d’ingresso.
La data 1776, scolpita sull’architrave della porta d’ingresso, potrebbe essere quella del suo rifacimento, mentre il catasto comunale del 1798, la colloca tra le proprietà dei nobili Avogadro di Casanova proprietari della Ca’ Bianca.
Usata anche durante l’ultima guerra, è oggi un punto segnaletico sul territorio dell’Esercito Italiano.

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Il castello fortificato

 

Benché sia comunemente chiamato castello, quello di Salussola non è un vero e proprio castello come si potrebbe intendere oggi, ma una rocca fortificata, una forticazione militare.
Quello che è chiamato castello, era la roccaforte di una guarnigione di soldati, con alloggi, e torri di avvistamento e difesa, a cui faceva da scudo la cortina della cinta muraria che racchiudeva il borgo, e le bastìe sparse sul territorio e prevalentemente sui confini comunali.
Il castello era la fortificazione a difesa del borgo e del territorio comunale di Salussola.
La fortificazione sorge su un colle, dominante a sud-ovest il borgo di Salussola, e secondo alcuni storici, è stata edificato sulle rovine del ” Castrum Caesaerum “.
Lo storico Vercellese Corbellini avanzò l’ipotesi che tutto il borgo di Salussola sia stato eretto con i resti delle rovine di Vittimulo.
Il fatto potrebbe essere avvalorato, in quanto nell’area furono ritrovati alcuni reperti che potrebbero indicare una preesistente identità, menzionato nel primo diploma di Ottone III in data 7 maggio 999.
Alla fine del 1800, l’allora proprietario signor Scaravelli, che fu anche sindaco, durante i lavori di costruzione di una palazzina e la ristrutturazione del vecchio palazzo del marchesato, vennero alla luce molti laterizi romani, in parte intatti e muniti di una sigla con il numero ” VIII “, e una cuspide di lancia medievale.
La sigla ” VIII ” potrebbe essere riferibile al numero della legione VIII Augusta, creata da Cesare nel 59 A.C. , o prima, che prese parte alla guerra di Gallia.
Le solide e massicce mura del castello di Salussola, le tegole romane con il numero VIII ivi trovate fanno pensare, come fa notare il Ferraris, ai resti di qualche solida difesa militare presidiata probabilmente da legionari della Augusta “.
Lo storico Modena Bicchieri sosteneva che nel castello di Salussola si conservasse l’oro estratto dalle aurofodine della Bessa, che serviva a pagare i soldati di guardia alle Alpi.
Nel 1932 fu rinvenuto un sarcofago in pietra di età imperiale dalle misure di mt.1 x mt. 2,20, con loculo interno di mt. 1,90 x mt. 0,68.
Il manufatto fu in seguito scalpellato al bordo e al fondo per utilizzarlo come vasca.
Secondo quanto scrive il Donna, un altro storico, il sarcofago fu collocato sulla sommità della collina dal proprietario del castello, geometra Antonio Bocca, ed ancora lì si trova.
Di nuovo nel 1936 la cronaca riferisce del ritrovamento occasionale di due tombe con scheletri del periodo ” alto impero “.
Dalla descrizione si ricava trattarsi di tombe a cassa laterizia, con pareti in mattoni e copertura in embrici dalla misura di cm. 42 x cm. 55.
Il ritrovamento è localizzabile nella parte più alta del castello, presso i resti della torre medievale.
A giudicare dai ruderi sopravvissuti doveva trattarsi di un castello “ recinto “, con torre centrale staccata dalla cortina, di ragguardevoli dimensioni e potenza, e tre torri quadrate lungo il perimetro.
Il mastio centrale, con la sua posizione dominante e preminente, era il principale collegamento con le torri di avvistamento e di segnalazione, posizionate lungo la cinta, sulle due porte urbiche, e con quelle sparse sul territorio comunale, dette bastìe; se ne contano oltre venti su alcune mappe.
Nel 1891 il professore Gustavo Strafforello scriveva: ” … sulla cresta delle colline che fiancheggiano a mezzodì il poggio del castello, vedonsi ruderi di torri innalzate per uso di vedetta e per fare segnali “.
Dall’interno del mastio, i gradini di una botola portavano a una stanza dove dipartivano due cunicoli sotterranei di non elevata altezza, che conducevano alle porte urbiche.
Il castello e le mura furono più volte riedificate, prima con le rovine dell’avamposto del Mons Victimuli, poi con il Castrum Caesaerum, ma c’è molta incertezza e deficienza documentaria.
Nel basso medio evo risultano presenti almeno due fortificazioni distinte, anche se con molta probabilità il castello era collegato alla cinta urbana.
Il castello fu frequentemente coinvolto nelle gravi e lunghe guerre del XIV e XV secolo, ha subito in più riprese danni bellici notevoli, cui sono seguiti numerosi interventi di ricostruzione e di rifortificazione, il più radicale dei quali è stato probabilmente quello del 1375, voluto da Giovanni Fieschi, vescovo di Vercelli.
L’importanza che il vescovo di Vercelli, che si era rifugiato a Biella, e il Comune di Biella davano alla forte posizione del castello di Salussola, si rileva da un documento del 23 novembre 1375 dell’Archivio Comunale di Biella.
Antonio de Becharia di Montecaprello, tesoriere e camerario di Giovanni Fieschi vescovo di Vercelli, rilasciò ricevuta a Bartolomeo Scaglia, chiavaro del Comune di Biella, di 540 fiorini d’oro dovuti da detto comune al suddetto vescovo per l’impegno preso da questi di fortificare con opportune bastìe il castello suddetto, impegno assunto con precedente atto notarile dell’aprile dello stesso anno.
Le mura vennero riattate, le bastìe costruite, rafforzate le altre fortificazioni, costruite due porte una verso nord-ovest, l’altra a sud-est, e la posizione venne presidiata da scelte truppe, fra le quali 100 arcieri genovesi.
Il Comune di Salussola, obbligato a forti tributi verso il vescovo, riceveva da questi il castellano e il luogotenente.
Il 30 settembre 1426 i Savoini si apprestano ad attaccare Salussola, capo saldo della posizione ed ultima piazza dei Visconti della zona.
L’operazione non fu facile, tanto che dopo alcuni giorni l’esercito dei Savoia sospese l’assedio delle porte e il presidio del borgo fortificato.
Dal 1427 i Savoia saranno i padroni di Salussola, ma l’avranno avuta solo per negoziazione dai Visconti, perché le doppie e possenti fortificazioni, ne impedirono l’impenetrabilità.
Il primo castellano dell’era dei Savoia fu il nobile Bonifacio Cacherano di Osasco, si insediò il 20 febbraio 1427 con il compito di custodire il castello, di tenere in ordine le coperture, riparare le fortificazioni, i pozzi, i ponti levatoi, le porte e saracinesche, e tutto quanto era necessario al mantenimento della posizione.
Il 26 febbraio 1428, il Cacherano non è più il castellano di Salussola, e Amedeo di Savoia, figlio di Amedeo VIII, visita i castelli del Canavese e del Vercellese, e dai conti del Capitolo di Piemonte si rileva che quando fu a Salussola, elargì due scudi d’oro, tre fiorini e sei grossi alla guarnigione del castello.
Forse i castellani non adempirono in pieno i compiti di riparare il castello, perché in un documento del 1439 dove riferisce la presenza di tre torri; il maresciallo di Savoia Luigi di Racconigi, dispose il restauro del castello danneggiato dalle guerre tra i Savoia e i Visconti, e quello fu l’ultimo intervento conservativo di rilievo, se si pensa che in seguito il paese fu invaso e saccheggiato più volte.
Nelle guerre tra Francesco I di Francia e l’imperatore Carlo V d’Asburgo re di Spagna, anche Salussola venne coinvolta in operazioni belliche.
Nel 1525 il castello venne lungamente occupato dalle truppe trentine, che depredarono tutto, asportando perfino i documenti dell’Archivio Comunale.
Quasi trent’anni dopo, nel 1553, Salussola è nuovamente occupata militarmente dalle truppe francesi del maresciallo De Brissac, che espugnò il castello fino allora occupato dai soldati comunali e difeso dalle truppe spagnole.
Oggi si possono vedere i ruderi di una delle tre torri originarie, dei resti di mura, forse la casa del corpo di guardia, dei contrafforti, parti di un fossato e un pozzo artesiano di ben 60 metri di profondità.
Così lo descriveva sul finire dell’800 lo scrittore Ferdinando Gabotto nel suo ” I castelli biellesi nella storia “, ” … avanzi di fossati e bastioni sostenuti da grosse muraglie di pietre sovrapposte senza cemento, ben conservate colle loro scarpe … ”
E ancora ” … dalla parte opposta del paese chiudendolo a nord-ovest, come questo a sud-est, seppi poi essere durato fino a pochi anni addietro un secondo portone in tutto simile al primo; oggi non se ne riconosce più che una traccia lieve ed incerta in un muro laterale “.
La datazione dei pochi ruderi di questo castello medievale, ma non precisata con chiarezza per Flavio Conti – è invece ben precisa per il Gabotto: 1375, per opera di Giovanni Fieschi, vescovo di Vercelli.
La tipologia ” è quella del castello – recinto, con mastio in posizione dominante e separato dalla cortina “.
Il professore Gustavo Straforello nel 1891 così descriveva il castello: ” Sul poggio che domina il borgo esistono alcuni avanzi di un castello, cioè robuste fondamenta di costruzione romana, parte di un torrione medioevale cogli sporti della merlatura, poggianti su imposte a foggia di piramide rovescia seghettata, nonché pezzi di bastioni di forma moderna “.
La sola immagine del castello recinto che ci è tramandata è una riproduzione litografica datata 1686 della A. Kettlitz di Milano.
Sovrastante il poggio c’è una rocca fortificata con al centro una torre mozza, e lungo la cortina una torre d’angolo di forma quadrata, aperta verso l’interno, e semi diroccata.
La torre semi diroccata, lo sembra già essere parzialmente nel 1686, se la rapportiamo ora sembra esserci stato un ulteriore crollo, tanto da sembrare un poco diversa da quella che vediamo oggi, mentre i bastioni e i contrafforti sono integri, ma oggi non lo sono più.
Per definire: il castello di Salussola era una possente fortificazione militare a difesa del borgo e del territorio comunale, e a cui facevano capo le due porte urbiche, la cinta, una o più case matte, e le torri d’avvistamento e segnalazione che erano sparse per la maggior parte in vicinanza dei confini comunali, dette ” bastie “.

La torre del Nigra eretta sui resti del mastio del castello
La torre che ora domina la collina di Salussola, non è un restauro del mastio del castello, bensì una ricostruzione romantica, dato che di questo mastio – che già il Gabotto vide ” mozzo e scoperto ” restava poco più delle fondamenta.
Ferdinando Gabotto a metà dl 1800, scriveva che i resti del castello ancora visibili erano costituiti ” da un mozzicone di torre quadra, massiccia che era il rudere del mastio, e da larghe camere che si sprofondano nel suolo, elevatosi per i rottami.
In mezzo una pietra chiude la discesa di un’ampia rotonda donde si diramano sotterranei fino alle porte del borgo “.
La torre fu fatta costruire dalla famiglia del geometra Antonio Bocca, Cavaliere Mauriziano e Commendatore della Corona d’Italia, su un progetto della fine degli anni ’30 dell’architetto Carlo Nigra, già collaboratore nella costruzione del borgo medievale del Parco del Valentino a Torino e del castello nuovo di Rovasenda.
Le opere murarie sono state eseguite dai Salussolesi Giovanni Maffeo ed Edoardo Mosca.
Da notare la merlatura ” ghibellina “, mentre quello che rimane della torre della cortina è di fattura ” guelfa “, così come la merlatura della Porta Urbica Inferiore.
L’inaugurazione dell’opera avvenne nel 1941 nel giorno della festa del Beato Pietro Levita, alla presenza del prevosto don Lino Loro e al suono della banda musicale di Trivero.
Una lapide ne ricorda l’avvenimento: ” Regnando Vittorio Emanuele III nell’anno 1941 durante la II Guerra Mondiale sulle gloriose vestigia del passato il geometra Antonio Bocca Cavaliere Mauriziano Commendatore della Corona d’Italia erigeva questa torre in auspicio ai grandi destini della Patria nei secoli venturi “.

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