Le bastìe del castello fortificato di Salussola

Fino ai primi anni del 1800, sul territorio del Comune di Salussola esistevano ancora delle tracce, alcune ben visibili, di una ventina di torri disseminate, prevalentemente, o all’interno di cascinali o lungo i confini o nelle vicinanze di essi.
Queste torri erano chiamate ” bastìe “, e l’attuale toponimo della borgata Bastìa ne è l’esempio, derivato da una di queste torri ivi ubicata.
Un esemplare di queste torri è ancora oggi ben visibile e conservato sulle colline alle spalle della frazione San Secondo, ed è detta torre di San Lorenzo o di Montalto.
In altre zone del comune, se ne possono ancora intravedere i ruderi, che nella maggior parte dei casi sono stati inglobati in abitazioni.
Un esempio è a la Bastìa, dove si può intravedere il basamento di una torre al civico 32 di Via Vigellio, ed un altro esempio è in regione Torre, dove esistono, all’interno di una proprietà privata, le fondamenta di una torre e la soglia per entrarvi.
Altri esempi sono da vedere al borgo Piano, lungo il sentiero dei Mazzucchi, dove ci sono dei ruderi, e in Via canonico Nicolò Salza, dove all’interno di una torre e con il suo ampliamento è stata ricavata un’abitazione.
Ma a cosa servivano queste torri chiamate bastìe ?.
La proprietà delle torri o anche casematte era della Comunità di Salussola, oggi diremo del Comune di Salussola, ed erano databili dal XII al XIV secolo, mentre sono andate in disuso, abbandonate e o vendute a privati a partire dai primi del XVI secolo.
Le bastìe erano presidiate da soldati o affidate a terzi, ed in primo luogo servivano da avvistamento e in secondo luogo a segnalare le eventuali intrusioni nemiche.
La dislocazione di una torre era fatta in maniera che questa ne potesse vedere un’altra, e in molti casi due, e così segnalare al mastio ed alla guarnigione, che si trovava nel castello fortificato (quei pochi ruderi rimasti sulla collina), gli eventuali nemici in arrivo.
In sintesi, le bastìe erano punti militari di avvistamento avanzato sul territorio, insieme alle due porte urbiche, alla cinta muraria ed al castello fortificato con il suo mastio, appartenenti al sistema difensivo della comunità di Salussola.
Nel 1891 il professore Gustavo Strafforello scriveva: ” … sulla cresta delle colline che fiancheggiano a mezzodì il poggio del castello, vedonsi ruderi di torri innalzate per uso di vedetta e per fare segnali “.

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