Palazzo del Marchesato di Salussola

foto c.c.
⫸ Il palazzo del Marchesato di Salussola – Il conte Lodovico di Cavoretto, durante il suo governo del marchesato di Salussola, fece erigere un palazzo o probabilmente ristrutturò un edificio già esistente situato ai piedi del poggio, nell’area oggi conosciuta come quella del castello. L’unica testimonianza visiva che ci è giunta di questo palazzo è una riproduzione litografica datata 1686, realizzata da A. Kettlitz a Milano nella seconda metà del XX secolo. Questa immagine raffigura una veduta idealizzata del “castello” ambientata proprio nell’anno 1686.
Curiosamente, sulla lunetta della cantina del palazzo si distingue chiaramente lo stemma del conte di Cavoretto, nonostante a quell’epoca, cioè nel 1686, il feudatario effettivo fosse il conte di Masino. La litografia fu ritrovata riprodotta su un’etichetta vinicola e rappresenta probabilmente la sagoma del palazzo così come si presentava in quel periodo, con lo stemma del conte di Cavoretto ancora dipinto sull’architrave della cantina.
Alla morte di Lodovico di Cavoretto, il marchesato passò ai principi di Carignano, prima Tomaso Francesco e successivamente suo figlio Emanuele Filiberto Amedeo. Tuttavia, nessuno dei due abitò mai nel palazzo costruito o ristrutturato dal conte di Cavoretto. I principi di Carignano preferirono infatti farsi edificare un altro palazzo di loro proprietà, utilizzato esclusivamente durante la stagione estiva, situato tra l’attuale Via Duca d’Aosta e l’antica Via Principe di Carignano. Questo edificio è attualmente noto come palazzo Donati, dal nome dell’ultimo proprietario, ma nel corso del tempo ospitò anche la famiglia Bersano.
Tra il 1661, o forse ancora prima, e il 1673, il Comune di Salussola tenne le proprie adunanze proprio in questo palazzo. Quando i conti di Masino entrarono in possesso del marchesato nel 1683, trovarono con ogni probabilità l’edificio in uno stato di degrado tale da richiedere importanti lavori di ristrutturazione. La litografia del 1686 sembra celebrare proprio il termine di questi interventi di restauro.
L’edificio raffigurato nella litografia appare molto simile all’attuale costruzione, ma numerosi sono stati i restauri e le modifiche apportate nel tempo dai diversi proprietari che si sono susseguiti: gli Scaravelli, i Deleuse, i Moretti, i Bocca Gualino e infine i Migliardi. Un particolare interessante riguarda la torre adiacente al palazzo: nella litografia presenta merlature di tipo “guelfo”, mentre oggi quelle merlature sono di fattura “ghibellina”. Alle spalle del palazzo, sulle pendici della collina sorge la rocca e i pendii sono coltivati a vite. La litografia mostra anche alcune persone impegnate nei lavori della vigna e i tini disposti nella cantina, dove sull’architrave della porta spicca nettamente lo stemma riconducibile alla casata di Lodovico di Cavoretto.
In sintesi, la storia di questo palazzo testimonia il susseguirsi di diverse famiglie nobiliari e le trasformazioni architettoniche subite nel corso dei secoli, mantenendo però sempre un legame importante con il territorio e le sue tradizioni vitivinicole.
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