Alla ricerca del castrum perduto di Puliaco

scavi 2017-2018 / foto c.c.
⫸ Alla ricerca del castrum perduto di Puliaco – La scoperta, sebbene non la più importante, è stata indubbiamente la più interessante tra quelle emerse dagli scavi archeologici nelle regioni Aunei e Pugliacco, condotti tra la prima metà del 2017 e la prima metà del 2018. Questi scavi, resi necessari dalla posa di un nuovo metanodotto della rete SNAM, hanno portato al rinvenimento di un edificio di destinazione d’uso incerta, potenzialmente militare, civile o entrambe.
L’architettura delle muraglie, costruite con ciottoli, suggerisce una datazione costruttiva o ricostruttiva compresa tra il 1100 e il 1200. Questo edificio potrebbe identificarsi con il Castrum Puliaci, anche in virtù di una forma quadrangolare che emerge dal terreno lateralmente, forse riconducibile a una torre. Sul lato opposto, che sembra corrispondere a un cortile, è presente un pozzo artesiano databile verso la fine del 1300. All’interno del perimetro sono state individuate tracce di combustione, potenzialmente legate al saccheggio e alla devastazione dell’edificio durante la guerra tra Guelfi e Ghibellini, conflitto che causò la distruzione e l’abbandono del villaggio di Puliaco.
I dubbi sulla corretta identificazione e interpretazione di questi ritrovamenti rimarranno irrisolti, data l’impossibilità di ulteriori approfondimenti. Inizialmente, si era ipotizzato che il Castrum Puliaci fosse situato su uno sperone boscoso a lato della strada provinciale Salussola – Massazza, come indicato da uno studio archeologico degli anni 2000. Tuttavia, dai ruderi emersi da quello sperone, l’illustre don Delmo Lebole collocò la chiesa di san Lorenzo, entrando in contrasto con don Perini, parroco di Vigellio, il quale sosteneva che il cascinale omonimo fosse stato edificato a partire dalla chiesa.
Questi interrogativi, mai risolti, sono ora fortemente amplificati dalla recente scoperta, avvenuta in prossimità del luogo in cui si era precedentemente ipotizzato l’ubicazione del fortilizio. Anche i ruderi sullo sperone presentano una datazione simile a quella della recente scoperta. Ciò che emerge tra la vegetazione sembra indicare un uso sia militare sia religioso. Potrebbero quindi coesistere due fortilizi distinti, uno destinato a funzioni militari e l’altro a funzioni religiose, o forse don Lebole aveva ragione nel collocarvi la chiesa di san Lorenzo?
blogger claudio.circolari@salussola.net