A Puliaco c’era anche un castrum

era la chiesa o era il castrum? / foto c.c.

A Puliaco c’era anche un castrum  Diretti verso Massazza, subito dopo aver oltrepassato gli Aunei e prima di giungere in località Campagnola, si osserva un lieve dislivello del terreno accompagnato da una curva ampia verso sinistra. Alla sinistra della strada, in corrispondenza di un boschetto di gaggia, si trovano i ruderi di una fortificazione militare medievale, che potrebbe corrispondere al cosiddetto “castrum Puliaci“. Questo castrum, situato a Puliaco, non era un castello nel senso moderno, bensì un piccolo luogo fortificato o un fortilizio.

Le testimonianze documentali relative a questo insediamento sono scarse. Tra i documenti più antichi si annovera il Diploma di Federico I Barbarossa del 1° marzo 1155, in cui si menzionano i “Castri Puliatij e Saluzoliae“, concessi ai conti Bonifacio e Giovanni di Biandrate, sottratti alla Chiesa vercellese. Nel 1243, la giurisdizione su Puliaco pareva appartenere agli Avogadro di Collobiano, dato che non figura tra i possedimenti venduti dal legato pontificio Gregorio da Montelongo a Rufino Avogadro come rappresentante del Comune di Vercelli.

Il 25 marzo 1265, i fratelli Giovanni e Filippo, eredi di Rufino Avogadro di Collobiano, divisero i beni paterni: Filippo ricevette il castello di Massazza e Puliaco, benché non sia chiaro se l’intero villaggio o solo il fortilizio. Un atto del 1325 riferisce che, all’epoca della nomina di fra Egidio ad abate della basilica di Sant’Andrea di Vercelli, oppositori denunciarono che alcuni canonici avevano partecipato all’assalto del castrum di Puliaco. Inoltre, il documento del 14 luglio 1361 tratto dall’archivio Bulgaro di Biella attesta che Puliaco era un centro viario importante con strade che conducevano a Salussola, Verrone, Massazza e Villanova, e possedeva un proprio fortilizio, anche se non è noto se fosse ancora integro o già in rovina.

Il fortilizio era ubicato, verso la strada per Verrone, in un luogo denominato Motam, ove erano presenti vigne, un mulino sulla roggia (molendinum de la mota) e terreni proprietà degli Alciati. Fonti storiche, tra cui la Storia della Chiesa biellese di Don Delmo Lebole, confermano l’esistenza del castrum Puliaci e della villa annessa. Le mappe catastali antiche del Comune di Salussola collocano il sito nei pressi della vecchia strada per Verrone; tuttavia, non si trova menzione esplicita di Motam ma piuttosto dell’area denominata Castelletto.

Nel territorio di Pugliacco si riscontrano prevalenti vigneti, campi e boschi, senza la presenza di risaie. L’indicazione “motta” riferita ad alcune vie e a una roggia tra il campo San Lorenzo e Castelletto suggerisce un rilievo territoriale, caratteristica confermata dal toponimo stesso. Interessanti indicazioni riguardano un rudere dalla forma absidata situato su uno sperone alluvionale, interno al boschetto menzionato, lungo la strada provinciale Salussola-Massazza.

Secondo Giovanni Sommo, nel suo lavoro del 2000 “Luoghi fortificati fra Dora Baltea, Sesia e Po”, i resti del castello consistono in una torre semicircolare sporgente di circa 4,20 metri di diametro, costruita con ciottoli di fiume e corsi regolari di laterizi, databile alla fine del Duecento. Si notano inoltre tratti di recinto con mura spesse circa un metro e accumuli di materiali lapidei derivanti dalla disgregazione delle strutture murarie. Nelle adiacenze partono antiche vie che conducevano a Massazza, Verrone, Cereje, Private, Arbonaud, Arro e Villanova. In regione Aunei, vicino a Pugliacco, fino al XIX secolo esisteva un ponte ligneo, denominato “ponte degli Aunei“, che attraversava il torrente Elvo con le sue biforcazioni, punto nodale da cui si dipartivano importanti strade.

Sebbene tali ruderi siano ritenuti il possibile castrum di Puliaco, rimane necessario un intervento archeologico approfondito per una conferma ufficiale. Le vicende belliche tra Guelfi e Ghibellini, in particolare la guerra di Salussola del 1312, provocarono gravi devastazioni all’abitato di Puliaco, che fu progressivamente abbandonato entro la prima metà del XV secolo. Un documento del 1361 riporta ancora il fortilizio di Puliaco senza menzionarne la rovina, contraddicendo la distruzione attesa in seguito al conflitto conclusosi nel 1343, forse perché sotto il controllo degli Avogadro, protagonisti del fronte guelfo che contrastò Salussola ghibellina.

In conclusione, pur considerando le numerose attestazioni storiche e le evidenze architettoniche emerse, resta aperta la questione se questi ruderi rappresentino effettivamente il castrum di Puliaco, quei rinvenuti negli scavi del 2017/2018, una bastìa oppure i resti della chiesa di San Lorenzo come indicato da don Delmo Lebole nella sua Storia della Chiesa Biellese. Un’esplorazione archeologica mirata appare dunque imprescindibile per chiarire definitivamente l’identità e la consistenza storica di questo sito di grande interesse.


blogger claudio.circolari@salussola.net

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