Scavi archeologici di Vittimulo anni 1940,1950,1970,1990

foto generata da I.A.

Scavi archeologici di Vittimulo anni 1940,1950,1970 e 1990   – Negli anni 1940 e 1950, nei pressi della cascina San Giuseppe, in frazione San Secondo di Salussola, si svolsero importanti scavi archeologici che portarono alla luce diverse strutture riferibili a differenti fasi edificative. Durante tali interventi, fu individuato uno strato di terreno bruciato spesso tra i 20 e i 30 centimetri, da cui si ipotizzò che gli edifici fossero stati distrutti da un incendio. Questa scoperta alimentò la tesi secondo cui l’antica località di Vittimulo potrebbe essere stata assediata, conquistata e incendiata.

Nei dintorni delle strutture emergenti vennero rinvenuti frammenti ceramici risalenti all’età romana, oltre ad altri pezzi decorati con motivi geometrici realizzati con tessere bianche e nere, a testimonianza della presenza di una comunità antica e sviluppata.

Un momento significativo degli scavi fu il 1952, quando numerosi sondaggi condotti sotto la supervisione del soprintendente Carlo Carducci permisero di identificare strutture romane di rilievo, descritte dallo scavatore come appartenenti a una “città di qualche importanza”. Tra queste spiccava un canale di scarico, largo 70 cm e alto 1,26 metri, posizionato a circa un metro di profondità. Il canale presentava una copertura in lastre di pietra con un fondo in mattoni sagomati in modo da seguire la curvatura del condotto, disposi attentamente per evitare l’allineamento dei giunti, mentre gli interstizi erano sigillati da pietre più piccole. Accanto al condotto furono rinvenuti frammenti di sigillato, pezzi vetrosi e una moneta in bronzo non leggibile; inoltre, su una delle lastre di copertura fu trovata una moneta di Domiziano, confermando la datazione romana del sito.

Negli anni ’70, gli archeologi Scarzella ripresero gli scavi del canale, evidenziandolo per una lunghezza di circa 140 metri. Il tratto più lungo si estendeva verso nord-ovest, in direzione della collina, estendendosi fino a una strada campestre nella regione Murassi; un secondo tratto, caratterizzato da una curva quasi a angolo retto, si inoltrava fino al piano della strada provinciale verso Dorzano. Le dimensioni costanti e la pendenza del canale – orientata da ovest verso est – suggerirono che esso proseguisse a est della regione Mercato, arrivando nella piana ove sorgono i resti della pieve paleocristiana di San Secondo Martire, presso la quale furono ritrovati altri due tratti di canali e molte lastre analoghe a quelle della regione Murassi.

Durante gli stessi scavi, emersero materiali quali mattoni, tegole, piastrelle, anfore, orcioli, boccali, pentole, piatti, scodelle, chiodi e frammenti di lamina vitrea, oltre a due tessere musive. Sempre negli anni ’70, esplorazioni nella parte ovest della regione Murassi, di fronte alla cascina San Giuseppe, portarono all’individuazione di basamenti murari in pietra e di un pavimento in calce con piccoli sassi e frammenti laterizi, ancora parzialmente coperti da piastrelle di terracotta rossa. In un campo adiacente, separato da una carrareccia, furono infine scoperte le fondamenta in pietra e calce di un edificio di grandi dimensioni, privo però di pavimentazione, ma con due frammenti di mosaico dalle pietre chiare. Nelle vicinanze si rinvennero anche una moneta di Antonino Pio, una lucerna e i resti di una conduttura laterizia che proseguiva verso ovest, in direzione del cimitero di San Secondo.

Nel novembre 1994 furono effettuati ulteriori due sondaggi vicino alla ex strada provinciale Salussola-Dorzano, a sud della cascina San Giuseppe. Il primo rilevò una struttura in ciottoli larga 55 cm e orientata est-ovest, affiancata da uno strato di crollo composto da pietre e frammenti laterizi. Il secondo sondaggio, situato circa 60 metri a nord-ovest del primo, evidenziò una struttura absidata con due lesene esterne, orientata nord-sud e collegata funzionalmente alla prima. La muratura, conservata per un’altezza di 30 cm, presenta corsi di tegole ad alette disposte di piatto e frammenti di mattone posti a spina di pesce. La tipologia architettonica e l’opera muraria dell’elevato fanno supporre una datazione al tardo impero romano, senza escludere connessioni con le strutture e il condotto già individuati negli anni ’50.

Questi ritrovamenti attestano la presenza di un insediamento di rilievo che attraversò varie fasi storiche, testimoniando una continuità di vita e trasformazioni urbanistiche che arricchiscono la storia archeologica della zona di San Secondo di Salussola.


blogger  claudio.circolari@salussola.net  

Potrebbero interessarti anche...

Consenso ai cookie con Real Cookie Banner