Museo d’Antichità di Salussola

ara con cacciatore

Museo d’Antichità di Salussola: una storia di ambizioni e ostacoli – Nel 1928, a Salussola nacque un’idea ambiziosa: l’istituzione di un museo dedicato alle antichità locali, inizialmente denominato “Museo d’Antichità“. L’iniziativa trovò un sostenitore in Don Bonardi, un sacerdote della parrocchia locale, noto per la sua energia e la sua passione per l’archeologia e l’arte, come testimoniano i suoi scritti conservati nell’archivio parrocchiale. Don Bonardi ambiva persino a riportare la chiesa dell’Assunta alle sue origini.

Tuttavia, il progetto non ebbe lunga vita. Sembra che l’iniziativa incontrò l’opposizione delle autorità preposte alla tutela dei beni artistici di Biella o Vercelli, come suggeriscono le cronache dell’epoca che menzionano intimazioni, sebbene non specifichino a chi fossero rivolte.

La situazione si riacutizzò nel 1932, quando un semplice accenno giornalistico alla scoperta di tombe antiche a Salussola San Secondo scatenò un’ondata di richieste di spiegazioni, ispezioni e ulteriori intimazioni. A fronte di ciò, Don Bonardi ripropose con forza l’idea di un piccolo Museo d’Antichità, che avrebbe dovuto essere il primo e più importante del Biellese. La proposta ottenne risalto sui grandi quotidiani e si vocifera dell’intervento di un munifico mecenate.

Ma cosa aveva spinto a Salussola questo desiderio di creare un museo? Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, nella vallata di San Secondo e a Salussola stessa, scavi e ritrovamenti casuali avevano portato alla luce stele, lapidi, are e altre vestigia di epoca romana e della città di Vittimulo. Purtroppo, nessun reperto era rimasto a Salussola, ma era stato trasferito nei musei di Vercelli, Biella e Torino.

Don Bonardi, scoprendo personalmente due reperti (un’ara nel cortile di casa Cornale a Salussola Monte e un paracarro a Arro), desiderava ardentemente che rimanessero nel territorio. Con la consapevolezza che il sottosuolo nascondesse ancora molti reperti, i contadini furono incoraggiati a non occultarli, ma a segnalarne la presenza alle autorità locali. L’occasione sembrava propizia per la realizzazione di un museo salussolese.

Il primo reperto scoperto da Don Bonardi, che lo portò ad avvisare le autorità competenti, fu un’ara presso casa Cornale. Si trattava di un manufatto in pietra dura e grigiastra, di epoca romana, alto 0,72 metri, largo 0,60 e spesso 0,32. Presentava quattro facce, due quasi lisce e due in rilievo. Su una di queste si distingueva la scultura di un cacciatore con l’arco, mentre sull’altra, lo stesso personaggio bruciava una preda su un fuoco posto su un piedistallo.

Ad Arro, invece, la scoperta fu quella di un paracarro, situato nel centro abitato presso la casa di F. Spina. Realizzato in pietra color verdastro scuro, era alto 0,77 metri, largo alla base 0,50 e spesso 0,37. Presentava un’iscrizione: «ATICIA PF SECUNDA», parzialmente cancellata dal tempo e dall’usura.

Nonostante gli sforzi e le scoperte, il progetto del museo non si concretizzò. I due reperti menzionati sono oggi conservati presso il Museo del Territorio di Biella.


blogger   claudio.circolari@salussola.net 

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