Castello recinto e fortificato

ruderi torre cortina / foto c.c.

Il castello recinto e fortificato   – Sebbene comunemente chiamato castello, quello di Salussola non è un vero e proprio castello nel senso moderno del termine, bensì una rocca fortificata, una fortificazione militare. Quella che oggi viene definita “castello” era in realtà la roccaforte di una guarnigione militare, dotata di alloggi, torri di avvistamento e difesa. A protezione di questa struttura, si estendeva la cortina della cinta muraria che racchiudeva il borgo, supportata dalle bastìe distribuite sul territorio, in particolare lungo i confini comunali. Il castello serviva dunque come principale fortificazione a difesa del borgo e dell’intero territorio comunale di Salussola.

Edificata su un colle che domina a sud-ovest il borgo, la fortificazione, secondo alcune interpretazioni storiche, potrebbe sorgere sulle rovine del “Castrum Caesaerum“. Lo storico vercellese Corbellini avanzò l’ipotesi che l’intero borgo di Salussola sia stato costruito utilizzando i resti di Vittimulo. Tale teoria trova potenziale avvaloramento nel ritrovamento di reperti archeologici nell’area, menzionati in un diploma di Ottone III del 7 maggio 999, che potrebbero indicare una preesistente identità del sito.

Alla fine del XIX secolo, durante lavori di costruzione di una palazzina e la ristrutturazione del vecchio palazzo del marchesato, l’allora proprietario, il signor Scaravelli (anche sindaco), riportò alla luce numerosi laterizi romani. Alcuni di questi, intatti e recanti la sigla “VIII“, insieme a una cuspide di lancia medievale, furono rinvenuti. La sigla “VIII” potrebbe essere riferibile alla legione VIII Augusta, creata da Cesare nel 59 a.C. o antecedente, che partecipò alla guerra di Gallia. Come osserva Ferraris, “Le solide e massicce mura del castello di Salussola, le tegole romane con il numero VIII ivi trovate fanno pensare, come fa notare il Ferraris, ai resti di qualche solida difesa militare presidiata probabilmente da legionari della Augusta“.

Lo storico Modena Bicchieri sosteneva che il castello di Salussola conservasse l’oro estratto dalle aurofodine della Bessa, destinato al pagamento dei soldati di guardia sulle Alpi.

Nel 1932 fu rinvenuto un sarcofago in pietra di età imperiale, di dimensioni 1 m x 2,20 m, con un loculo interno di 1,90 m x 0,68 m. Successivamente, il manufatto fu modificato ai bordi e al fondo per essere adibito a vasca. Secondo quanto riportato dal Donna, il sarcofago fu collocato sulla sommità della collina dal proprietario del castello, il geometra Antonio Bocca.

Ulteriori ritrovamenti avvennero nel 1936, quando la cronaca riportò l’occasionale scoperta di due tombe contenenti scheletri del periodo “alto impero“. Le descrizioni indicano tombe a cassa laterizia, con pareti in mattoni e copertura in embrici, di dimensioni 42 cm x 55 cm. Il ritrovamento è localizzato nella parte più alta del castello, nei pressi dei resti della torre medievale.

Dai ruderi sopravvissuti si desume che la struttura fosse un castello “recinto“, con una torre centrale staccata dalla cortina, di notevoli dimensioni e potenza, e tre torri quadrate lungo la cortina. Il mastio centrale, con la sua posizione dominante, fungeva da collegamento principale con le torri di avvistamento e segnalazione poste lungo la cinta, sulle due porte urbiche, e con le “bastìe“, torri sparse sul territorio comunale, di cui alcune mappe ne contano oltre venti. Nel 1891, il professore Gustavo Strafforello annotava: “…sulla cresta delle colline che fiancheggiano a mezzodì il poggio del castello, vedonsi ruderi di torri innalzate per uso di vedetta e per fare segnali.”

Dall’interno del mastio, una botola con gradini conduceva a una stanza da cui partivano due cunicoli sotterranei di modesta altezza, che collegavano alle due porte urbiche. Il castello e le sue mura furono oggetto di ripetute ricostruzioni, inizialmente utilizzando i resti dell’avamposto del Mons Victimuli e successivamente del Castrum Caesaerum, sebbene vi sia notevole incertezza e carenza documentaria a riguardo. Nel basso medioevo si attestano almeno due fortificazioni distinte, ma è molto probabile che il castello fosse integrato nella cinta urbana.

Il castello fu frequentemente coinvolto nelle lunghe e sanguinose guerre del XIV e XV secolo, subendo danni bellici considerevoli in più occasioni. A questi seguirono numerosi interventi di ricostruzione e rifortificazione, tra cui si segnala quello più radicale del 1375, promosso da Giovanni Fieschi, vescovo di Vercelli. L’importanza attribuita alla posizione strategica del castello di Salussola dal vescovo di Vercelli, rifugiatosi a Biella, e dal Comune di Biella, è attestata da un documento del 23 novembre 1375 conservato nell’Archivio Comunale di Biella. Antonio de Becharia di Montecaprello, tesoriere e camerario di Giovanni Fieschi, rilasciò a Bartolomeo Scaglia, chiavaro del Comune di Biella, ricevuta per 540 fiorini d’oro dovuti dal comune al vescovo per l’impegno assunto di fortificare il castello con opportune bastìe, impegno sancito da un precedente atto notarile nell’aprile dello stesso anno. Le mura vennero riattate, le bastìe costruite, le altre fortificazioni rafforzate, furono realizzate due porte (una a nord-ovest e l’altra a sud-est) e la posizione fu presidiata da truppe scelte, tra cui 100 arcieri genovesi. Il Comune di Salussola, gravato da forti tributi verso il vescovo, riceveva da quest’ultimo il castellano e il luogotenente.

Il 30 settembre 1426, i Savoia si prepararono ad attaccare Salussola, punto cruciale e ultima roccaforte dei Visconti nella zona. L’operazione si rivelò ardua, tanto che dopo alcuni giorni l’esercito sabaudo sospese l’assedio e il presidio del castello. A partire dal 1427, i Savoia divennero padroni di Salussola, ma la ottennero per negoziazione dai Visconti, poiché le doppie e imponenti fortificazioni ne avevano impedito l’impenetrabilità.

Il primo castellano dell’era sabauda fu il nobile Bonifacio Cacherano di Osasco, insediatosi il 20 febbraio 1427. I suoi compiti includevano la custodia del castello, la manutenzione delle coperture, la riparazione delle fortificazioni, e di tutto il necessario al mantenimento della posizione. Il 26 febbraio 1428, Cacherano non ricopriva più l’incarico di castellano. Amedeo di Savoia, figlio di Amedeo VIII, visitò i castelli del Canavese e del Vercellese; dai conti del Capitolo di Piemonte risulta che, durante la sua visita a Salussola, elargì due scudi d’oro, tre fiorini e sei grossi alla guarnigione del castello.

Forse i castellani non adempirono pienamente ai loro compiti di riparazione, poiché in un documento del 1439, che menziona la presenza di tre torri, il maresciallo di Savoia Luigi di Racconigi dispose il restauro del castello danneggiato dalle guerre tra i Savoia e i Visconti. Questo fu probabilmente l’ultimo intervento conservativo di rilievo, considerando che in seguito il paese fu invaso e saccheggiato più volte.

Durante le guerre tra Francesco I di Francia e l’imperatore Carlo V d’Asburgo re di Spagna, Salussola fu anch’essa coinvolta in operazioni belliche. Nel 1525, il castello fu occupato per un lungo periodo dalle truppe trentine, che depredarono il sito, asportando persino documenti dall’Archivio Comunale. Quasi trent’anni dopo, nel 1553, Salussola fu nuovamente occupata militarmente dalle truppe francesi del maresciallo De Brissac, che espugnarono il castello, fino ad allora occupato dai soldati comunali e difeso dalle truppe spagnole.

Oggi sono visibili i ruderi di una delle tre torri originarie, resti di mura, forse la casa del corpo di guardia, contrafforti, parti di un fossato e un pozzo artesiano di 60 metri di profondità. Il castello era descritto da Ferdinando Gabotto alla fine dell’Ottocento nel suo “I castelli biellesi nella storia” come: “... avanzi di fossati e bastioni sostenuti da grosse muraglie di pietre sovrapposte senza cemento, ben conservate colle loro scarpe …” e ancora: “… dalla parte opposta del paese chiudendolo a nord-ovest, come questo a sud-est, seppi poi essere durato fino a pochi anni addietro un secondo portone in tutto simile al primo; oggi non se ne riconosce più che una traccia lieve ed incerta in un muro laterale.”

La datazione dei pochi ruderi di questo castello medievale, sebbene non precisata con chiarezza da Flavio Conti, è invece ben definita per Gabotto: 1375, opera di Giovanni Fieschi, vescovo di Vercelli. La tipologia architettonica è quella del “castello-recinto, con mastio in posizione dominante e separato dalla cortina“. Il professore Gustavo Strafforello, nel 1891, descriveva il castello come segue: “Sul poggio che domina il borgo esistono alcuni avanzi di un castello, cioè robuste fondamenta di costruzione romana, parte di un torrione medioevale cogli sporti della merlatura, poggianti su imposte a foggia di piramide rovescia seghettata, nonché pezzi di bastioni di forma moderna.”

L’unica immagine del castello recinto tramandata risale al 1686, una riproduzione litografica di A. Kettlitz di Milano. Sovrastante il poggio si erge una rocca fortificata con al centro una torre mozzata e, lungo la cortina, una torre d’angolo quadrata, aperta verso l’interno e semi-diroccata. La torre semi-diroccata appare già tale nel 1686, suggerendo un ulteriore crollo successivo, che la rende leggermente diversa dall’aspetto attuale. I bastioni e i contrafforti, un tempo integri, oggi non lo sono più.

In sintesi, il castello di Salussola era una possente fortificazione militare concepita per la difesa del borgo e del territorio comunale. A esso facevano capo le due porte urbiche, la cinta muraria, una o più case matte e le torri di avvistamento e segnalazione, la maggior parte delle quali, denominate “bastìe“, erano strategicamente dislocate in prossimità dei confini comunali.


blogger  claudio.circolari@salussola.net

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