Chiesa di santa Maria Assunta conserva la struttura originaria

foto c.c.
⫸ La chiesa di santa Maria Assunta conserva la struttura originaria – La chiesa di Santa Maria Assunta conserva quasi tutta la sua struttura originaria romanico-gotica del tardo Trecento.
La facciata in cotto, a gradoni, è caratterizzata dal rosone e dal portale decorati con ornati, anch’essi in cotto, raffiguranti motivi floreali, tralci di vite, Bacco e grappoli d’uva, risalenti, insieme alla facciata, intorno al 1460.
A sostegno della facciata, quattro contrafforti sorreggono un enorme porticato addossato nel 1673 per ordine del vescovo di Vercelli. Le colonne e tutte le parti in pietra di questo porticato, così come le otto pietre tombali all’interno della chiesa, furono scolpite dal maestro Girolamo Poncino.
Sui muri esterni della chiesa, nelle parti antiche rimaste, corre una doppia fascia di archetti gotici ornamentali, che un tempo si collegavano nell’abside ottagonale, sostenuta da potenti contrafforti. La muratura dell’abside è in pietra di torrente alla base e in mattoni nella parte superiore.
Le aggiunte delle cappelle laterali e di altre costruzioni, effettuate nel corso dei secoli, hanno in buona parte compromesso questo gioiello d’architettura sacra. Anche l’interno, a tre navate, ha subito la stessa sorte, con la demolizione dei costoloni della volta della navata centrale e la trasformazione dei pilastri originali in stile neoclassico.
La volta fu dipinta a chiaroscuro nel 1822 con scene bibliche, ingenue e pesanti, opera del pittore Nicola Doria, mentre i pilastri furono trattati a finto marmo lucido dagli stuccatori Fussotto e Gallo di Mongrando. Anche l’abside fu spogliata dei costoloni per far posto a un dipinto murale raffigurante l’Ultima Cena, annullato nel corso dei restauri del presbiterio degli anni Settanta del Novecento.
Il 30 aprile 1843, al pittore Lorenzo Toso di Mongrando fu affidata la scrostatura e ricopertura a nuovo di cinque archi, nove lesene e controlesene, capitelli e piedistalli delle due navate laterali, con il compito di realizzare tinte, riquadrature, marmorizzazioni lucide, riquadrare la volta, ornare e intagliare in finto il cornicione e marmorizzare a sguazzo il fregio.
In questo modo, anche le navate laterali furono compromesse, completando la rovina dell’interno della chiesa. Durante questi lavori, scomparvero e andarono distrutti i numerosi affreschi che ornavano le cappelle e l’abside.
Attualmente, gli altari laterali sono cinque e si trovano in altrettante cappelle che si innestano nelle navate minori. L’altare maggiore settecentesco, nel 1975, fu trasportato nella cappella della Pietà Panerio. La balaustra, in pietra nera con qualche venatura bianca, scolpita con i tre gradini della base dell’altare maggiore nel 1708 dai fratelli Pietro e Giovan Battista Guglieminotti del Favaro, fu collocata a lato del presbiterio.
La data di consacrazione della chiesa è il 24 maggio, ma l’anno non è noto.
La Pieve
La chiesa di Santa Maria è inclusa nell’elenco delle chiese vercellesi del 1298 e viene nominata in un documento del 1217, di cui esiste copia nell’Archivio Parrocchiale.
La vicinanza della sottostante pieve di San Pellegrino di Puliaco e dell’altrettanto vicina pieve di San Secondo di Vittimulo fece sì che, per un certo periodo, la chiesa di Santa Maria di Salussola passasse in secondo piano. Tuttavia, essendo situata nel borgo fortificato, si conservò intatta attraverso le numerose guerre che devastarono queste località, e solo nel 1413 fu elevata al rango di pieve, sostituendo Puliaco.
La chiesa di Santa Maria rimase semplice rettoria della pieve di Puliaco fino al 1413. Era già di patronato in quel periodo. Il documento della sua erezione a pieve, dell’11 settembre 1413, riconfermava i diritti che la famiglia de Bulgaro vantava su di essa.
Il primo pievano di Salussola fu Nicolino de Casatiis, o Casaccia, trasferito dalla pieve di Puliaco, dove era pievano nel 1413. I suoi successori furono invece nominati dal capitolo della collegiata, dal comune e dai signori Bulgaro.
Il 15 ottobre 1785, il capitolo e la famiglia Allaga, imparentata con i Bulgaro ormai estinti, rinunciarono ai diritti di patronato in favore del comune, che divenne l’unico patrono del beneficio-curato di Salussola.
Nell’atto di fondazione della pievania del 1413, si imponeva ai parrocchiani di Salussola di pagare al pievano e ai due canonici le decime, dette “sexagesima”, sul grano e sul vino. Il privilegio principale della pieve era lo “jus fontis”, ovvero il diritto di amministrare il Battesimo nei tempi liturgicamente stabiliti e di fornire l’acqua benedetta alle altre rettorie. La pieve deteneva anche la prerogativa delle sepolture.
La Parrocchia
Fu parrocchia sin dalla sua nomina a pieve nel 1413 e, fino al 1748, fu l’unica parrocchia sul territorio di Salussola. In quanto unica parrocchia, deteneva tutti i diritti, dal Battesimo alla morte.
Fin dalla sua nomina a pievania, fu costruito il fonte battesimale, poiché ne era sprovvista, e solo qualche anno dopo sorse a mezzogiorno della chiesa il cimitero. Nel 1606, la parrocchia, che comprendeva allora anche le frazioni di San Secondo, Arro e Vigellio, contava 345 famiglie con 1324 anime.
Nel 1667, la chiesa mancava ancora di una casa parrocchiale; si ovviò a ciò nel 1669 con l’acquisto di una casa con orto, adattata ad abitazione per il pievano.
La distanza dei cantoni dalla parrocchia, le piene dell’Elvo e il desiderio di autonomia portarono alla creazione di nuove parrocchie: nel 1748 per Arro e Vigellio, e nel 1836 per San Secondo. Così, nel 1748, la chiesa di Santa Maria di Salussola divenne matrice di due nuove parrocchie formatesi in quell’anno sul suo territorio: Arro, già rettoria medievale distrutta nel XIV secolo, e Vigellio, borgo sorto nelle vicinanze dell’antica pieve di San Pellegrino di Puliaco.
Nel 1837, la parrocchia contava solo più 762 anime, di cui 350 uomini e 412 donne. L’anno precedente, si era infatti staccato un terzo cantone, quello di San Secondo, che aveva ottenuto l’indipendenza fondando una nuova parrocchia.
Oggi, le parrocchie staccatesi dalla Chiesa Madre sono ritornate a far parte delle Comunità parrocchiali di Salussola, e il parroco è quello di Santa Maria Assunta al Monte.
Le Cappelle
La cappella di Sant’Antonio Abate era senz’altro una delle più antiche della chiesa di Salussola; l’atto di fondazione risale al 19 maggio 1443, con un beneficio concesso dal nobile Enrico Tizzone. Anche l’altare dei Santi Francesco e Bernardino risaliva al XV secolo, eretto dalla famiglia Bulgaro. Già nel 1478, quest’altare era dotato di un beneficio che nel 1490 il nobile Gabriele de Bulgaro elevò a cappellania, con la dotazione di numerosi beni e l’onere di due messe settimanali.
La chiesa era dotata di sette altari laterali, oltre quello maggiore, e di una cappella dedicata a Sant’Antonio Abate, sorta sull’area dell’attuale sacrestia, devastata e distrutta durante le guerre.
La prima descrizione dell’edificio risale al 1570, durante la Visita Pastorale del commissario vescovile Cesare Ferrero. In seguito alla sua relazione, il vescovo cardinale Guido Ferrero emanò decreti che invitavano i parrocchiani di Salussola a piastrellare la parte della chiesa ancora sprovvista di pavimento e a chiudere il cimitero per impedirvi l’ingresso agli animali. Impose inoltre alla Compagnia del Santissimo Sacramento di trasportare la Santa Eucaristia dall’altare laterale all’altare maggiore, secondo le disposizioni del Concilio di Trento, e di conservare le particole in un calice d’argento anziché di legno.
Nel 1574, l’altare di Sant’Antonio era già stato ricostruito all’interno della chiesa. Nel 1580, si ordinò la costruzione di un’ancona per l’altare maggiore, datando così approssimativamente la tavola lignea e la sua pregevole cornice dorata, tuttora appesa sopra il coro.
Nel 1602, oltre all’altare maggiore, nella chiesa si trovavano i seguenti altari: sul lato della navata laterale sinistra, l’altare dei Santi Fabiano e Sebastiano, l’altare di San Giovanni Battista, l’altare del Santissimo Rosario, e l’altare della Santissima Trinità (poi detto della Pietà Panerio per la preziosa ancona), da poco edificato e ornato da D. Francesco Panerio. Sul lato della navata laterale destra, si trovavano l’altare di Sant’Emiliano (sotto il quale era posto il campanile), l’altare di Sant’Antonio Abate, l’antico altare del Rosario (da demolire) e l’altare dei Santi Francesco e Bernardino.
Nel 1619, il pievano Bernardino Lago di Salussola (pievano dal 1600 al 1640) descrive la chiesa in occasione della Visita Pastorale di quell’anno. “L’altare di SS. Fabiano et Sebastiano è uni di quelli duoi Canonicati… senza Jcona. L’altare del Santissimo Rosario è posto nella seconda Capella a mano sinistra e si ritrova… con una bella Jcona rica di oro con una Immagine della Madonna et altri Santi et di intorno ad essa Jcona li quindici misteri dil Rosario… Nella terza Capella d’essa Chiesa vi è un Confessionale fatto alla forma nuova… et sopra il detto Confessionale vi è l’organo il quale non si sona per non esservi organista, et nel pilastro di essa Cappella vi è il pulpito bello di noce con il suo Crocifisso… Nella quarta Capella vi si trova una bellissima Jcona richa di oro con una Pietà accompagniata dalle tre marie et altri santij con la sua coperta di tela turchina, una bella Croce granda, duoi Agnus dei uno grande et l’altro onesto, l’Altare alla forma… ornato di Palio di corame lavorato di oro con una Jmagine della SS. Trinità… et tutte le sopras.te cose sono statte fabricate da Francesco Panerio… Nella quinta Capella che è l’ultima vi si trova il fonte con il suo steccato intorno…, con la sua Pietra di seritio dentra della quale vi è l’aqua bap.le con il suo coperchio di tavola… et vi è uno Confessionale novo di noce bello e detta Cappella non si è pavimentata tutta et apresso detto Confessionale vi è un Bancho da Dona grande… Nella quinta (e qui c’è qualche cosa di poco comprensibile) Capella vi si ritrova l’Altare dei SS. fran.sco et bernardino è Patronato delli sig.ri di Bulgaro… si ritrova con una Icona onesta con un Crocifisso grande in mezzo con altre figure de’ Santi. La Capella ornatisima di piture, … Nella sexta Capella vi è l’Altare della Capella si S.to Gio. Batista si dice esser patronato dil fu sig. Pietro Confalonero di Saluzola, hè ornato di una Icona onesta, con figura della B.V. con due altre figure de’ Santi… Nella settima Capella vi è la porta laterale della Chiesa… Nella ottava Capella si ritrova la Capella… Vi si ritrova una bella Capella ornata et stucata con oro con una Jcona di stucco, con la figura della B.Vergine et altri Santi…, con il suo steccato di ferro… Nella nona Capella vi si ritrova l’Altare di S.to emiliano uno delli titolari di essa chiesa… et è posto sotto il campanile, il detto Altare è profanato e non vi è cosa alcuna…”
Nella Visita Pastorale del 1645, il vescovo colpì d’interdetto la chiesa, poiché nulla era stato fatto per ricostruire la sacrestia rovinata dalle guerre. Successivamente, si costruì la nuova sacrestia, ampliata e portata a due locali più tardi. Il primo locale doveva essere già stato edificato nel 1661, poiché nella Visita Pastorale di quell’anno si parla di sacrestia “satis decens”.
Nel 1667, l’altare dei Santi Fabiano e Sebastiano, in capo alla navata sinistra, risultava dedicato alla Madonna del Suffragio, mentre quello di Sant’Emiliano non esisteva più. Nel 1675, fu ricostruito e benedetto l’altare di Sant’Emiliano con la sua ancona.
Nel 1677, la cappella che fu della Santissima Trinità assunse l’attuale sistemazione; vi contribuì il cavaliere Giovan Francesco Golzio, quale erede dei nobili Panerio. L’ancona cinquecentesca dell’altare rappresenta la Deposizione dalla Croce. La cappella è ora chiamata “Cappella Panerio”, dallo stemma della famiglia Panerio inserito sul dipinto. Qui si trovava il sepolcreto della famiglia Panerio.
Nel 1686, la “sacrestia nuova” doveva essere già stata edificata, poiché in quell’anno vi fu collocato il grande armadio, opera dello scultore Bartolomeo Termine. Nel 1698, si attesta che l’altare dei Santi Fabiano e Sebastiano era diventato l’altare della Madonna delle Grazie.
Nel 1748, si riscontrava che l’altare della Madonna delle Grazie era dedicato anche alla Purificazione della Madonna; quello di Sant’Emiliano aveva per icone alcuni santi effigiati sul muro; quello di Sant’Antonio Abate era quasi cadente, come gli ornamenti della cappella; quello di San Giovanni Battista, al posto delle icone, conteneva l’urna con il corpo di San Grato Martire; quello dei Santi Francesco e Bernardino era totalmente indecente e, al posto dell’organo (trasportato sopra la porta centrale), era stato eretto un altare in onore di San Francesco di Sales e di San Filippo Neri. L’altare del Rosario era stato ricostruito, con una statua lignea della Vergine che ricorda l’arte degli Aureggio, tuttora esistenti.
In seguito alla Visita Pastorale del 26 maggio 1774, l’antico altare dei Santi Fabiano e Sebastiano fu demolito e i benefici dei due canonicati ad esso eretti furono trasportati all’altare del Rosario. Lo stesso avvenne per l’altare di Sant’Emiliano.
Nel 1782, fu esumato dalla chiesa ormai cadente del Beato Pietro il suo corpo, che fu trasportato nella chiesa parrocchiale. Per conservarlo degnamente, fu fabbricata una grande cappella, demolendo l’antico altare di San Giovanni Battista. La cappella fu eseguita dai maestri Giovanni Antonio Perazzone, Antonio Belletti, Antonio Caneparo e Pietro Quaglino, su disegno del maestro Giulio Gallera di Pollone. I lavori in pietra furono condotti da Giacomo Guglieminotti del Favaro, mentre le porte furono scolpite, su disegno del maestro Tommaso Boffa di Rialmosso, dal maestro Serafino Coda di Cossila. L’altare di marmo con la piccola ancona fu scolpito da Antonio Maria e Apollo Colombara, su disegno dell’architetto Carlo Felice Mussa di Vercelli. La decorazione pittorica fu opera del pittore Battista Zantogno, che era anche organista della chiesa. L’urna con i resti del Beato fu eseguita, per la parte metallica, da Teodoro Cerruti e, per la parte lignea, dallo scultore Serpentiere e dall’indoratore Tartara.
L’altare dei Santi Francesco e Bernardino fu rimosso dopo la Visita Pastorale del 1822 e la sua cappella ricostruita in forme simmetriche a quella di fronte del battistero, nel 1825. Il 21 settembre 1828, si deliberò di costruire una nuova cappella da dedicarsi a San Luigi, simmetrica a quella del Beato Pietro Levita, demolendo l’altare di San Filippo e di San Francesco di Sales. Sull’altare di questa cappella, eseguito in marmo nel 1829 dal marmorino Catella, identico a quello del Beato Pietro Levita, fu sistemata l’urna con il corpo di San Grato Martire, che già si trovava sull’altare di San Giovanni Battista. Una scritta latina ricorda i lavori compiuti: “Divo Francisco Salesio – devotum sacellum – hinc SS. Aloisio et M. Grato – cuius jacent Reliquiae – quae erexit Fidelium pietas – anno MDCCCXXIX.”
Infine, nel 1929, l’altare di Sant’Antonio Abate venne rifatto in marmo e dedicato al Sacro Cuore di Gesù. Solo nel 1932 ebbe la definitiva sistemazione dopo la benedizione dell’altare e della statua lignea di Ortisei, da parte di mons. Giovanni Garigliano, vescovo di Biella. Nel 1975, l’altare maggiore settecentesco fu trasportato nella cappella Panerio.
La Via Crucis
La Via Crucis arrivò alla vigilia di Natale del 1926 in tre grosse casse del peso di 568 kg, trasportate dal sig. Borsetti Giovanni dalla stazione ferroviaria alla chiesa, dove il sig. Melarancio Silvino l’ha saldamente appesa alle pareti. La sera di Santo Stefano, P. Rosa, dopo aver impartito la benedizione alle statue della Madonna d’Oropa e di Sant’Antonio, intonò il Veni Creator e, dopo aver recitato un discorso persuasivo, benedisse solennemente le quattordici stazioni, arricchendole di innumerevoli indulgenze.
- cof
blogger claudio.circolari@salussola.net