La transizione dal feudalesimo alle istituzioni comunali a Salussola

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Intorno all’anno Mille, Salussola apparteneva al Comitato di Santa Agatha, l’odierna Santhià, allora governato da uno dei cinque rami della famiglia dei Bulgaro. Per distinguere questo ramo dagli altri, esso assunse la denominazione ” de Salussola “. Una prima testimonianza significativa risale al 1014, quando l’imperatore Enrico II donò alla Chiesa vercellese numerosi beni. Il diploma imperiale, trascritto tra il 1016 e il 1017 durante una visita del vescovo Leone a Solingen e oggi conservato presso l’Archivio del Capitolo di Vercelli, menziona espressamente: “Milonis de Saluzola, Alberici clerici fili Heinerici de Salizola, Vuilelmi de Salizola …” Quest’ultimo personaggio era già comparso nel diploma dell’imperatore Ottone III del 999, confermando l’importanza raggiunta dalla famiglia e dal territorio di Salussola nel quadro politico e patrimoniale dell’Italia settentrionale.
Nel 1024 morì Enrico II e gli succedette Corrado II, detto il Salico. Con un diploma del 1027, il nuovo imperatore confermò alla Chiesa Eusebiana, cioè alla Chiesa di Vercelli, i beni e i privilegi di cui essa godeva, dichiarando: “Affinché l’animo dei sudditi ne goda più ampiamente e i nemici si comportino con maggiore cautela, confermiamo alla Chiesa Eusebiana…” Tra i beni confermati figurava anche “Montem Victimuli “. Questi documenti testimoniano il rilievo di Salussola e dei suoi signori all’interno del sistema amministrativo e feudale dell’Italia settentrionale durante i primi decenni dell’XI secolo.
Tra il 1027 e il 1044, il territorio di Salussola e quello vercellese furono caratterizzati soprattutto dal governo vescovile e dalla documentazione del toponimo locale. In questo periodo la cattedra episcopale di Vercelli era occupata dal vescovo Arderico, in carica già prima del 1027 e fino alla sua morte, avvenuta intorno al 1044; gli sarebbe poi succeduto il vescovo Gregorio. Nei documenti dell’epoca il borgo compare nella forma medievale ” Saluzola “, probabilmente derivata dal termine longobardo ” sala”, indicante una casa padronale o una corte. Salussola era inserita nel vasto comprensorio sottoposto all’autorità temporale e patrimoniale della Chiesa e del Vescovado di Vercelli. Le vicende amministrative e fondiarie del centro biellese risultavano pertanto strettamente legate a quelle della città episcopale.
Il territorio e la valletta di San Secondo costituivano, nell’XI secolo, un’area di notevole importanza strategica per il controllo delle vie di comunicazione dirette verso Vercelli. La posizione geografica, unita alla conformazione del territorio, rendeva la zona particolarmente adatta alla sorveglianza dei transiti e alla gestione dei collegamenti tra il comitato vercellese e le regioni limitrofe. L’amministrazione civile e militare dell’area era affidata dal vescovo alla potente famiglia aristocratica dei signori “de Bulgaro “, destinata in seguito ad assumere il titolo comitale di Cavaglià. Tale delega rifletteva il ruolo essenziale svolto dalle grandi famiglie signorili nel consolidamento dell’autorità ecclesiastica e nella difesa dei confini sottoposti alla giurisdizione vercellese.
La popolazione locale, prevalentemente dedita all’agricoltura, era gravata da pesanti obblighi fiscali e dalle conseguenze dei frequenti passaggi di truppe. Le contese territoriali tra il comitato di Vercelli e i poteri emergenti delle aree circostanti, tra cui la vicina Ivrea, esponevano gli abitanti a requisizioni, imposizioni straordinarie e disagi connessi alle operazioni militari. In questo contesto si colloca il diploma imperiale del 17 novembre 1054, con il quale venivano nuovamente riconfermati i diritti della Chiesa Eusebiana: “Ed affinché l’animo dei sudditi ne goda più ampiamente e i nemici si comportino con maggiore cautela, confermiamo alla Chiesa Eusebiana … Montem Victimuli.” Il documento testimonia l’importanza attribuita al controllo di questo territorio e alla tutela dei possedimenti sottoposti all’autorità vescovile.
Dopo il 1054, tuttavia, scompare ogni ulteriore riferimento al toponimo ” Montem Victimuli “. Tale denominazione non dovrebbe essere collocata presso Salussola, come sostenuto da Strabone, ma ricondotta al più ampio quadro territoriale legato alla valletta di San Secondo e alle strutture di controllo delle vie vercellesi. La successiva assenza del toponimo dalle fonti rende difficile stabilirne l’esatta ubicazione e lascia aperta una questione di particolare interesse per la storia medievale del territorio.
Un ulteriore documento di grande rilievo è il diploma del 17 ottobre 1152, con il quale l’imperatore dichiarava: “Vogliamo pertanto rendere noto ai fedeli cristiani presenti e futuri che, a richiesta del papa Eugenio III, intercedente il carissimo nostro cancelliere Arnoldo e numerosi altri principi del regno, abbiamo accolto sotto la nostra regale protezione il vescovo vercellese Uguccione e la Chiesa di Sant’Eusebio, munendoli del presente decreto di privilegio…” Nel documento è citata anche “Salussola con le sue pertinenze”, a conferma della sua appartenenza al patrimonio e alla sfera d’influenza della Chiesa vercellese.
Nel 1154 Federico Barbarossa scese in Italia per ristabilire l’autorità imperiale sui comuni ribelli. A titolo esemplare mise a ferro e fuoco Asti, quindi cinse d’assedio e distrusse Tortona. Fu proprio durante l’assedio di Tortona che, con diploma del 1° marzo 1155, l’imperatore donò Salussola ai conti Bonifacio e Giovanni di Biandrate, in ricompensa dell’aiuto prestato dal loro fratello Guido, consigliere del sovrano per gli affari italiani: “Perciò la mente dei fedeli in Cristo Re, presenti e futuri, sappia che Noi, con legittima donazione, investiamo come beneficiari i nostri fedeli Bonifacio e Giovanni di Biandrate, fratelli, di nazione longobarda, in Italia, dei castri di Puliatij et Saluzoliae …” Salussola e Puliaco, quest’ultimo menzionato per la prima volta nella documentazione, sono indicati come ” castro “, vale a dire fortificazioni, luoghi fortificati o insediamenti circondati da mura. Puliaco sarebbe divenuto parte integrante di Salussola soltanto nel 1376.
Nel 1187 Bongiovanni di Salussola, appartenente alla famiglia dei Bulgaro, prestò giuramento di abitazione e di vicinanza nei confronti del Comune di Vercelli. Questo atto testimonia il progressivo inserimento dei signori locali nella sfera politica e istituzionale del comune cittadino.
Attorno all’anno 1200 la situazione geopolitica mutò profondamente. L’antico rapporto di subordinazione feudale si indebolì e Salussola iniziò ad affrancarsi dal duplice controllo esercitato dal vescovo e dai poteri signorili. Il borgo si avviò così verso la trasformazione in libero comune, fase destinata a protrarsi all’incirca fino alla metà del XIII secolo. Tale processo si sviluppò parallelamente alla crescita delle istituzioni comunali cittadine, che stavano ridisegnando l’assetto politico del Piemonte medievale. Salussola entrò quindi in una nuova fase della propria storia, caratterizzata da una maggiore autonomia amministrativa e dal progressivo superamento delle strutture feudali che ne avevano regolato l’organizzazione nei secoli precedenti.
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