Il controllo feudale dei vescovi di Vercelli su Vittimulo e Salussola

sullo sfondo s secondo e la piana di vittimulo / foto archivio

⫸ Il controllo feudale dei vescovi di Vercelli su Vittimulo e Salussola – Il legame tra la Chiesa vercellese e i territori di Vittimulo, l’antica area mineraria e romana situata nella piana di San Secondo, nonché la vicina Salussola, affonda le proprie radici nell’epoca di sant’Eusebio, primo vescovo di Vercelli, attivo a partire dal 345 d.C.

Secondo la tradizione, Eusebio promosse l’evangelizzazione delle campagne biellesi. In questo contesto sarebbe sorta la pieve di San Secondo di Vittimulo, considerata la più antica chiesa matrice del basso Biellese, in un’area già profondamente segnata dalla presenza romana e dall’attività estrattiva dell’oro nella Bessa. In questa fase, tuttavia, il rapporto con Vercelli aveva carattere esclusivamente ecclesiastico e pastorale: non si configurava ancora come un esercizio di potere politico o temporale.

La trasformazione del ruolo dei vescovi vercellesi maturò durante l’età carolingia, intorno all’VIII-IX secolo, quando le autorità ecclesiastiche iniziarono ad acquisire competenze civili e patrimoniali sempre più ampie. Il progressivo declino dell’antica civitas di Vittimulo, favorito dalle incursioni, determinò lo spostamento della popolazione verso le colline vicine, più facilmente difendibili. In tale contesto si sviluppò il borgo fortificato di Salussola, destinato a diventare il principale centro politico e insediativo della zona.

Le tradizioni e le testimonianze documentarie locali collocano proprio tra il IX e il X secolo il consolidamento della signoria episcopale vercellese su Salussola e sulle pertinenze dell’antico pagus di Vittimulo. Il controllo dei vescovi non riguardava soltanto gli aspetti religiosi, ma comprendeva diritti patrimoniali, giurisdizionali e fiscali, configurando una vera forma di dominio feudale.

Tale potere venne successivamente riconosciuto e rafforzato dai diplomi degli imperatori del Sacro Romano Impero. In particolare, le concessioni della dinastia sassone, tra cui quelle attribuite a Ottone III a favore del vescovo Leone di Vercelli intorno all’anno Mille, avrebbero confermato l’esercizio della ” publica potestas “ da parte del presule sulla città di Vercelli e sui territori circostanti. Questi provvedimenti contribuirono a legittimare l’autorità episcopale anche sulle aree strategiche del basso Biellese.

La conferma più esplicita dei diritti vescovili su Salussola giunse in seguito con i diplomi imperiali di Federico I Barbarossa, nel 1152, e di Enrico VI, nel 1191. Tali concessioni ribadirono le prerogative della Chiesa vercellese sul feudo e offrirono ai vescovi uno strumento giuridico per sostenere le proprie rivendicazioni nelle controversie con i signori locali. Il controllo della zona aveva infatti un’importanza rilevante anche sotto il profilo economico, in ragione delle risorse aurifere presenti nel territorio della Bessa e nelle aree limitrofe.

Il dominio diretto dei vescovi di Vercelli su Salussola si protrasse fino agli inizi del 1200. In quel periodo il borgo riuscì a emanciparsi temporaneamente dall’autorità episcopale, organizzandosi come libero comune. Tale passaggio segnò una fase nuova nella storia locale: il potere feudale dei vescovi lasciò progressivamente spazio a forme di autogoverno comunale, pur all’interno di un quadro politico ancora caratterizzato da forti conflitti tra autorità ecclesiastiche, signori territoriali e poteri cittadini.


blogger  claudio.circolari@salussola.net

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