Soldato tebeo che il vulgo chiamò Secondo

quadro chiesa di San Secondo / foto c.c.
⫸ Soldato tebeo che il vulgo chiamò Secondo – San Secondo, il cui vero nome rimane sconosciuto, è un santo il cui culto è profondamente radicato in alcune regioni italiane, ma la sua storia e il luogo del suo martirio sono oggetto di dibattito storico. Popolarmente chiamato “san Secondo” perché secondo decapitato in un tragico evento, questo soldato della legione tebea non fu martirizzato a Ventimiglia, come si era tradizionalmente creduto, ma molto probabilmente nell’antica zona che comprendeva il Vercellese e il Biellese, precisamente a Vittimulo, oggi località scomparsa.
Monsignor Ferraris, all’inizio del XVII secolo, basandosi su documenti medievali degli archivi della Chiesa di Vercelli, posizionò il martirio di san Secondo presso «Victimulum montem», vicino a un paese chiamato Caesariano, situato alle radici delle Alpi Graie. La legione tebea, di cui san Secondo faceva parte come soldato imprigionato per aver professato la fede cristiana, fu trucidata ad Agauno (l’attuale Saint-Maurice in Vallese, Svizzera) per essersi rifiutata di partecipare a un sacrificio idolatrico imposto dall’imperatore Massimo Erculeo.
San Secondo fu giustiziato prima dell’intera legione, durante una tappa forzata che prevedeva il passaggio da Vittimulo lungo la Via Francisca verso nord. Qui, antiche “mutationes-mansiones” romane offrivano rifornimento e sosta ai soldati; proprio in questo luogo, san Secondo, portato in catene, venne decapitato per la sua fede incrollabile in Cristo, mentre il tempo concesso per rinnegare il cristianesimo era ormai scaduto.
La devozione verso san Secondo nacque quasi immediatamente dopo il suo martirio nella stessa zona, testimoniata dalla costruzione della più antica pieve biellese intitolata a lui, eretta ai tempi di sant’Eusebio. Il corpo del santo restò a Vittimulo fino circa al IX secolo, quando a causa delle invasioni saracene e della distruzione del paese, le reliquie furono trasferite presso l’Abbazia di Novalesa. Nel 906, per sfuggire alla minaccia saracena, le reliquie vennero portate a Torino, dove san Secondo divenne compatrono cittadino e tuttora vi è conservato nel Duomo di San Giovanni Battista.
Nel frattempo, il cranio del santo fu donato intorno al 990 al vescovo Panteio di Ventimiglia e custodito nella Cattedrale locale, dove san Secondo è venerato come protettore principale della città. Nel XVI secolo, la città eresse un altare a suo nome e, in seguito alla liberazione da una grave pestilenza nel 1579, san Secondo fu proclamato patrono di Ventimiglia. Anche Torino, dopo la peste del 1630, lo riconobbe come compatrono, erigendo una confraternita in suo onore.
Il culto di san Secondo influenzò persino le denominazioni locali: il toponimo di Vittimulo scomparve, sostituito dalla “Plebs Sancti Secondi” nelle liste ecclesiastiche, un processo simile a quello avvenuto in altre località come Santhià e San Germano Vercellese.
San Secondo è venerato inoltre come protettore contro le pestilenze, insieme ad altri santi come Rocco, Sebastiano e Carlo Borromeo. La presenza del suo affresco votivo, datato 1526 e conservato nella chiesa di san Rocco a Mezzana, testimonia una particolare devozione verso il santo anche in questa zona limitrofa.
In conclusione, la figura storica e cultuale di san Secondo testimonia un legame profondo tra fede, martirio e identità territoriale, con una diffusione del suo culto che attraversa secoli e confini, dalla regione alpina piemontese fino alla Liguria costiera.
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