Seconda pieve di san Secondo martire è un ampliamento
⫸ Seconda pieve di san Secondo martire è un ampliamento – La seconda pieve di san Secondo martire è la ricostruzione o l’ampliamento della prima. I resti della prima pieve giunti fino a noi sono chiaramente indicativi di un edificio di dimensioni molto ridotte, insufficienti a soddisfare le esigenze dell’antica popolazione di Vittimulo. È noto che le chiese venivano costruite in proporzione al numero di fedeli del luogo, pertanto questo dato lascia supporre che la struttura originaria fosse solo una delle fasi di edificazione. Delmo Lebole, nella sua opera “Storia della Chiesa Biellese”, suggeriva di effettuare scavi nelle immediate vicinanze della prima pieve, poiché il terreno circostante mostrava potenziali tracce di muri più estesi. Tali indizi potrebbero indicare una ricostruzione della chiesa paleocristiana in seguito alle devastazioni subite negli VIII e IX secoli. L’assenza di evidenze di un battistero separato fa pensare che quest’ultimo potrebbe essere stato inglobato nella nuova struttura durante la riedificazione.
I contadini della zona testimoniano il ritrovamento di tombe nei campi adiacenti, ipotizzando così la presenza del cimitero della pieve. Questi reperti sono con ogni probabilità riferibili all’epoca di questa ricostruzione. Solo dopo diversi anni, i muri descritti da Lebole furono riconosciuti come parte dell’ampliamento della prima pieve. La decadenza materiale si rifletté inevitabilmente anche su quella religiosa: in questo periodo numerose rettorie, precedentemente soggette alla pieve di San Secondo martire, passarono sotto la giurisdizione della pieve di San Pellegrino di Puliaco.
Le rettorie dipendenti da San Secondo sono documentate negli elenchi delle chiese vercellesi del XIII secolo e comprendono San Lorenzo di Dorzano, San Pietro di Cavaglià, San Pietro di Cagliano (l’attuale Calliano di Cavaglià), Santa Maria di Babilone di Cavaglià, San Michele di Roppolo e San Lorenzo di Pavarano (sempre nel territorio di Roppolo). Dopo l’anno 1000 tale decadenza divenne più marcata e, verso la metà del XIII secolo, i diritti plebani della pieve di San Secondo furono trasferiti alla chiesa di San Pietro di Cavaglià, che assunse così il titolo di pieve.
Malgrado ciò, San Secondo mantenne il titolo onorifico di pieve sino al XVI secolo, anche dopo il passaggio della giurisdizione a Cavaglià. Gli elenchi delle chiese vercellesi del 1298 e del 1410 ricordano ancora la «Plebs Sancti Secondi», sebbene con una tassazione inferiore, in linea con la riduzione delle rettorie sottoposte. Il colpo definitivo alla vitalità della chiesa di San Secondo giunse tra il XIV e il XVI secolo, segnato dalle numerose guerre locali, tra cui quella di Salussola nel 1312. In quell’occasione furono distrutti tutti i villaggi attorno alla pieve di San Pellegrino, la quale perse la sua funzione plebana. A completare la decadenza contribuirono anche le scorrerie di Facino Cane, causando così il progressivo abbandono e la perdita di importanza religiosa della pieve di San Secondo.
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