Opificio di Salussola

foto c.c.

Opificio di Salussola Fino al 1925, l’attività industriale a Salussola era pressoché inesistente, se si escludono una fornace, un caseificio e unattività edilizia di ridotte dimensioni. Tuttavia, intorno a quellanno, lungo l’attuale Via Mulino dei Banditi, venne costruito un opificio destinato alla lavorazione di materie prime e fibre tessili per lanifici. Una pubblicazione del 1934 riportava che il valore dellimpianto superava il milione di lire e che lo stabilimento era gestito da una ditta individuale, poi identificata come appartenente alla famiglia Rubin Pedrazzo. All’interno della struttura si occupavano della selezione, lavorazione e trasformazione di stracci per ottenere prodotti come lane meccaniche, note come sfilacciati, e cardati (o garnettati), destinati alla filatura tessile. Lo stabilimento sorgeva in prossimi dello scalo ferroviario, sfruttando la rete ferroviaria per approvvigionarsi di materie prime, principalmente stracci provenienti da Prato, Milano, Torino e in larga misura dall’estero, specialmente dalla Francia e dal Belgio. Negli anni Trenta, tuttavia, le restrizioni economiche imposte all’Italia a causa del regime politico resero complicate sia limportazione delle materie prime sia l’esportazione dei prodotti. Se in passato i mercati principali erano stati situati in Germania, con l‘aumento delle difficoltà commerciali i prodotti vennero riadattati prevalentemente per i lanifici del Biellese e, in misura minore, per il Veneto. Lo stabilimento lavorava a pieno ritmo durante tutto l’anno, spesso includendo ore straordinarie. Secondo il documento del 1934, vi lavoravano 25 uomini, 40 donne e 10 bambini, con una produzione annua che si aggirava intorno ai 3 milioni di lire. L’attività produttiva continuò fino alla metà degli anni Sessanta. Successivamente l’edificio fu utilizzato come deposito per diversi tipi di merce. Circondato da mura e dominato da una ciminiera, lo stabilimento potrebbe essere oggi rivalutato come museo di archeologia industriale. Purtroppo, alla fine degli anni Ottanta fu colpito da un incendio che distrusse parte delle strutture. Dopo un lungo periodo di abbandono, negli ultimi anni la struttura è stata recuperata e adibita a nuovi utilizzi.


blogger claudio.circolari@salussola.net

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