Il generale Riccardo Bignami

foto collezione privata

Il generale Riccardo Bignami – Il generale Riccardo Bignami nacque a Salussola il 28 maggio 1891, figlio di Evasio ed Eugenia Malusardi, e concluse la sua vita a Milano il 19 giugno 1965. Sposatosi a Tolmino il 14 dicembre 1922 con Ilka Devetah, risiedette a Salussola, in Via Teologo Macchioli, fino al 13 ottobre 1952, data del suo trasferimento a Milano.

La sua carriera militare lo vide ricoprire ruoli di rilievo, tra cui Comandante della Scuola Allievi Ufficiali di Complemento Alpini di Bassano del Grappa, Comandante della Scuola Battaglione Bolzano e Vice Comandante della Divisione Paracadutisti “Folgore” sul Fronte di El Alamein.

L’autore ebbe la fortuna di conoscere il generale Bignami negli anni ’50, accompagnandolo in diverse occasioni nel tragitto tra il paese e la stazione, fino al Monte. Al suo rientro dalla prigionia negli Stati Uniti, il generale soggiornò per un periodo presso il fratello, il dottor Gino (ex farmacista), in Via Teologo Macchioli. Purtroppo, aveva perso la consorte, originaria di Trieste, in un campo di concentramento in Germania. Non ebbe figli.

I colloqui con il generale Bignami erano generalmente aperti e cordiali quando si trattava di argomenti quotidiani, ma diventavano estremamente concisi e telegrafici quando la conversazione toccava il suo passato militare. Con timidezza, l’autore chiese in più occasioni dettagli sull’ultima battaglia in Libia, quando la Divisione Folgore ricevette l’ordine di bloccare l’avanzata delle truppe inglesi, con il suo contingente paracadutato in prima linea.

La risposta del generale era sempre incentrata sui suoi soldati, poco più che ventenni, che combatterono da eroi in quell’inferno. Ripeteva: “Non potevo chiedere di più. Eravamo decimati, sfiniti, al limite delle forze, senza viveri da giorni, senza acqua, senza munizioni. In campo eravamo solo noi… soli… il resto delle truppe si era già ritirato. Non ci restava altro che la resa.” Dopo un lungo silenzio, aggiungeva: “Ne siamo usciti in pochi, laceri, feriti, quasi irriconoscibili… quindi la lunga prigionia.”

L’impressione era che il generale Bignami non volesse condividere con altri quel triste capitolo della storia di cui era stato protagonista su un campo di battaglia segnato dal destino. Le sue parole trasmettevano sempre sicurezza e orgoglio per aver servito la Patria fino in fondo, senza riserve, al di sopra di ogni pensiero di parte – le virtù di un uomo d’armi abituato solo ad obbedire. [testo del fu felice oddone/salussola]


 blogger  claudio.circolari@salussola.net

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