Era tra Aunei e Campagnola il ” Castrum Puliaci ” ?
⫸ Era tra Aunei e Campagnola il ” Castrum Puliaci “ ? – Il castrum di Puliaco rappresenta un elemento di grande interesse storico nel contesto delle fortificazioni medievali del territorio vercellese. Pur non trattandosi di un castello nel senso moderno del termine, Puliaco ospitava un piccolo luogo fortificato o fortilizio la cui esistenza è attestata da documenti antichi, tra cui il celebre Diploma di Federico I Barbarossa del 1° marzo 1155, che cita i “Castri Puliatij e Saluzoliae”. Tali beni furono sottratti alla Chiesa Vercellese per essere donati ai conti Bonifacio e Giovanni di Biandrate.
Nel corso del XIII secolo, il castrum di Puliaco sembrava rientrare nella giurisdizione degli Avogadro di Collobiano, come suggerito dalla mancanza di menzione tra i possedimenti ceduti dal legato pontificio Gregorio da Montelongo al rappresentante comunale di Vercelli, Rufino Avogadro. La divisione ereditaria del 25 marzo 1265 evidenziò come Filippo Avogadro ricevesse il castello di Massazza e Puliaco.
Un evento significativo si riferisce al 1325, quando alcuni canonici della basilica di Sant’Andrea di Vercelli furono accusati di aver partecipato a un assalto contro il castrum di Puliaco, evidenziando il ruolo militare e strategico del fortilizio. Ulteriori fonti del 1361 confermano l’esistenza di un centro abitato con strade in direzione di Salussola, Verrone, Massazza e Villanova, nonché un fortilizio situato in località Motam, luogo caratterizzato da vigne, un mulino sulla roggia e terreni appartenenti agli Alciati. La toponomastica storica indica inoltre la presenza di una “motta”, termine spesso associato a piccoli rialzi fortificati, tra il campo San Lorenzo e Castelletto, vicino alla strada che conduceva a Verrone.
Le ricerche archeologiche condotte dai primi anni 2000, in particolare quelle documentate nel volume “Luoghi fortificati fra Dora Baltea, Sesia e Po” di Giovanni Sommo, hanno portato alla luce i resti di una torretta semicircolare con feritoia, costruita con tecniche murarie databili alla fine del Duecento. Tale struttura, ubicata su un rialzo laterale alla strada provinciale Salussola-Massazza, è circondata da tracce di recinti murari e accumuli di ciottoli attribuibili alla disgregazione delle mura originarie. Le vie circostanti collegavano Puliaco a importanti località vicine, rafforzando la sua funzione di nodo strategico nel sistema viario medievale.
Le turbolenze politiche e militari, in particolare la guerra tra Guelfi e Ghibellini culminata nella battaglia di Salussola del 1312, determinarono gravi danni e progressivo abbandono dell’abitato di Puliaco, analogamente a quanto accadde nei villaggi di Private e d’Arro. Nel primo Quattrocento Puliaco risultava ormai disabitato; esso costituiva un feudo guelfo sotto gli Avogadro, contrapposti ai Bulgaro di Salussola, ghibellini. È noto che gli Avogadro, capi della lega guelfa, sostennero il vescovo Uberto Avogrado nella formazione di un esercito rifugiatosi a Biella per contrastare Salussola. La pace stipulata nel 1343 pose fine a queste ostilità, ma fu solo nel 1376 che Galeazzo II Visconti, duca di Milano e nuovo signore di Vercelli, inserì Puliaco e Arro nel territorio di Salussola, decretandone di fatto la fine come entità autonoma.
In conclusione, benché gli elementi documentari e i resti archeologici indichino con buona probabilità la presenza del castrum medievale di Puliaco nell’area individuata, occorrerebbe intraprendere una campagna di scavi sistematici per confermare con certezza l’ubicazione e approfondire la conoscenza delle sue caratteristiche strutturali e storiche. Tale indagine contribuirebbe a valorizzare una testimonianza rilevante della storia fortificata e del tessuto insediativo medievale del Piemonte nordorientale.
blogger claudio.circolari@salussola.net