Confraternita di san Nicola da Tolentino

foto archivio parrocchiale
⫸ Confraternita di san Nicola da Tolentino – Il primo documento che attesta l’esistenza della Confraternita di san Nicola risale alla Visita Pastorale del 1570. Un’ulteriore testimonianza è una Bolla papale del 1 gennaio 1582, con cui Papa Gregorio XII concesse per un decennio l’indulgenza plenaria nella festa di san Giacomo Maggiore, da ottenersi nella chiesa di san Nicola da Tolentino, sede della Confraternita.
Fin dai documenti più antichi, la Confraternita risulta pienamente costituita nelle sue cariche e nella sua missione. I confratelli erano in numero considerevole e gli “uffici”, cui si accedeva per devozione, comprendevano un priore (detto anche governatore), un sotto priore, un regolatore dell’ufficio, un maestro dei novizi, due procuratori, tre consiglieri, un ricevitore e due infermieri. A partire dal 1620, risulta che questi “ufficiali” venivano eletti il 1° novembre, giorno di Ognissanti, ed entravano in carica la prima domenica di Avvento.
Le sacre funzioni, in particolare le celebrazioni delle Messe, erano presiedute da un cappellano, eletto e stipendiato dalla Confraternita. Il Capitolo della Collegiata di santa Maria Assunta, invece, partecipava, insieme al pievano, alle principali solennità celebrate nella chiesa. I confratelli avevano l’obbligo di partecipare alle ufficiature nel coro della chiesa e di osservare scrupolosamente gli statuti. La mancata osservanza delle regole comportava la punizione con la sospensione.
La divisa indossata dai confratelli, consistente in un ampio camice, era di colore nero, con una piccola cintura di cuoio, richiamando il colore degli Agostiniani, l’ordine di appartenenza di san Nicola da Tolentino. Nel 1606, gli ottanta membri della Confraternita professavano la regola di san Carlo Borromeo e recitavano l’Ufficio in un coro sopraelevato, a forma di orchestra e costruito in legno. La Messa festiva era celebrata all’alba da un canonico della Collegiata di Salussola.
La Confraternita beneficiò presto di numerosi lasciti di case e terreni. I proventi derivanti da questi beni venivano impiegati per la manutenzione della chiesa e per il sostentamento dei poveri, sia locali che di passaggio. Queste opere di carità si estendevano anche ad altre confraternite omonime e sorelle. La presenza di due infermieri tra gli ufficiali suggerisce che una delle attività dell’associazione includesse la cura e l’assistenza agli ammalati.
Una consuetudine comune a tutte le confraternite di san Nicola era la benedizione del pane, noto come “pane di San Nicola“, ritenuto efficace contro incendi, epidemie e epizoozie. Questa usanza, che prevedeva l’impronta di una piccola croce sul pane, è una delle poche tradizioni della Confraternita ancora oggi sopravvissute.
Nel 1630, la peste colpì Salussola, causando vittime anche tra i confratelli. Con Bolla del 1 gennaio 1641, la Confraternita di san Nicola fu aggregata all’arciconfraternita della Madonna della Cintura di Bologna. La Compagnia della Madonna della Cintura divenne accessibile non solo agli uomini e alla Confraternita di san Nicola, ma a tutti, incluse le donne, che vennero elette a partire dal 1672 la prima domenica d’Avvento. L’elenco degli iscritti è considerevole e annovera nomi di sacerdoti e laici, nobili e popolani, provenienti da diversi paesi, tra cui Cerrione, Magnano, Zimone, Dorzano, Magnonevolo, Zubiena, Sandigliano, Pollone, Serravalle e Trino. La devozione alla Madonna della Cintura portò, in quegli stessi anni, alla costruzione di una cappella laterale nella chiesa di san Nicola.
La Confraternita partecipò attivamente agli eventi della vita civile del paese, specialmente nei momenti di sventura. Il secolo scorso ha segnato un periodo di declino per tutte le confraternite. Venendo meno gli scopi e lo spirito originario, e ridottasi a pochi membri con funzioni prettamente amministrative, anche la Confraternita di San Nicola avviò il suo percorso verso l’estinzione, avvenuta nei primi decenni del Novecento.
blogger claudio.circolari@salussola.net