Arro e le origini della sua borgata

 

foto generata da I.A.

Arro e le origini della sua borgata – Arro, in lingua piemontese Arr, è una località di indiscussa origine romana. A sostegno di questa tesi, vi sono il ritrovamento di un’antichissima stele, dedicata ad Aticia, e altri reperti archeologici scoperti nei pressi dei cascinali di Gorei e di Mezzo.

Un’antica mappa, datata a un periodo precedente alla formazione della foresta che oggi caratterizza la zona, indica questo luogo con il toponimo di “Ara”. Questa denominazione potrebbe riferirsi a un sito dedicato a un’ara sacrificale in onore del dio Apollo.

Il territorio è altresì menzionato in numerosi testi ottocenteschi che, pur descrivendo sommariamente la regione del Brianco, citano indirettamente Arro: “… perché il vetusto ponte sull’Elvo, che scorre nelle vicinanze a settentrione, collegava verso est l’estremità di detta regione con il piccolo luogo di Ara, ora denominato Aro “.

È probabile che il toponimo “Arro” derivi da “Ara“. Infatti, in alcuni documenti storici la località è indicata come “Aro” e in altri come “Arr“.

Il testo menziona anche un ponte, il che suggerisce con certezza la presenza di un guado in tempi antichi. La strada in questione doveva condurre a Santa Maria del Brianco (l’odierno Comune di Cavaglià), sede di ben due mercati annuali.

È ipotizzabile che, analogamente a quanto accaduto a Puliaco, i frati benedettini siano stati i primi a introdurre il Cristianesimo e a promuovere il disboscamento per rendere il terreno coltivabile. Forse furono proprio loro a riconoscere le peculiarità di questa terra, particolarmente adatta alla risicoltura, replicando un’esperienza già attuata in altre aree.

Nel tardo Medioevo, il paese di San Damiano, anticamente chiamato Elvo, fu per decenni un priorato benedettino dipendente dall’abbazia di Fruttuaria. Tuttavia, nei documenti consultati non sono state riscontrate connessioni dirette con Arro.

Ulteriori conferme alle supposizioni sono emerse negli anni ’80 del Novecento, con il rinvenimento casuale di antiche vestigia di forma absidata durante lavori di sterro in un campo coltivato a riso. Qualche anno dopo, nella stessa area, fu scoperto un pozzo cisterna.

Questi ritrovamenti sono situati non lontano dall’abitato attuale e dalla chiesa medievale, le cui fondamenta furono riportate alla luce casualmente nel 2007. Sebbene manchi documentazione attestante la presenza benedettina in questi luoghi specifici, la tradizione orale locale continua a tramandare la memoria della loro passata attività.

Alla fine del Settecento, il catasto di Salussola registra beni posseduti dai conventi di Vercelli e di Biella in aree oggi identificabili con le giurisdizioni parrocchiali di Arro e di Vigellio. Inoltre, all’interno dell’odierno abitato di Arro, un cascinale conserva il toponimo “cascina Convento”.

Durante sporadici scavi archeologici condotti nei campi che digradano verso la sponda sinistra del torrente Elvo di San Damiano, sono emerse tracce di una strada che si dirigeva verso Arro, suggerendo una possibile connessione o sinergia tra le due comunità in epoca antica.

La storia di Arro seguì le vicende di Salussola a partire dal 1348, inserendosi in un contesto che comprendeva Puliaco, il vassallaggio degli Avogadro di Collobiano e le vicende legate al castello di Massazza. Nel 1376 Arro venne annessa a Salussola.


blogger   claudio.circolari@salussola.net

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