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Raggomitolato ai piedi di un arco collinare
che molto ha delle sponde di un lago naturale mancante della
quarta parte. Paesino dalla privacy altera e dignitosa come la
sua gente. Gente di provenienza diversa quella di oggi, gente
radicata da secoli alla sua terra quella di ieri. La gente di
oggi occupa le sue case nei fine settimana oppure ne ha fatto
dimora stabile dopo che la famiglia ha messo buone radici
negli ultimi cinquant’anni. Veneti, Siciliani o Sardi; gente
operosa e sana nei principi, amante della quiete che San
Secondo offre. Ogni rumore è attutito dalla coltre verde dei
suoi boschi di castagno e robinia o è ampliato e rimbalza da
un ripiano all’altro delle sue vigne oramai in disuso. Santo
protettore, San Secondo è ricordato come guerriero romano che
cavalca un grande destriero bianco; è morto martire per la
propria fede cristiana e la sua presenza aleggia ancora per le
campagne della pianura, là dove i resti di due chiese
romaniche segnano il Suo passaggio. Un parco di cedri
mastodontici ha ospitato generazioni di ragazzi frequentanti
la scuola elementare pluriclasse che in estate si teneva
all’aperto; un piccolo cimitero da riposo al altrettante e
più generazioni di genti che hanno lasciato nella memoria di
chi scrive ricordi indelebili di bontà, altruismo e
sacrificio. E’ di queste genti, di quelle che torno a
ricordare immancabilmente quando mi accorgo di mettere i piedi
nelle loro orme, che, che voglio siano ricordate le gesta e la
morale. “Prima che scenda il buio”, prima che tutto taccia
per sempre, prima che il tempo l’abbia vinta sulla memoria
vera. Prima che la storia diventi in parte invenzione e che la
realtà del tempo passato venga stravolta e cancellata da
quella attuale più roboante e vistosa. mario lacchia –
salussola
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