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 Ricordo del generale Riccardo Bignami

Ebbi la fortuna di conoscere il generale Bignami negli anni 50 per essermi accompagnato più di una volta a Lui nel tratto di strada che separa il paese dalla stazione al Monte.Il generale Bignami al suo rientro dalla prigionia in USA, soggiornò per un po’ di tempo presso il fratello dottor Gino (ex farmacista) in via Teologo Macchioli, dopo aver perso la consorte d’origine triestina in campo di concentramento (Germania). Non aveva figli. I colloqui avuti col generale Bignami sono sempre stati molto aperti e cordiali sul quotidiano, ma strettamente concisi quanto telegrafici in particolare se la conversazione coinvolgeva il suo trascorso militare. Timidamente ho chiesto in più di un’occasione com’era stata l’ultima battaglia in Libia, quando al comando della Divisione Folgore ricevette l’ordine di bloccare l’avanzata delle truppe inglesi, quindi il suo contingente fu paracadutato in prima linea. La risposta del generale è sempre stata quella riferita ai suoi ragazzi poco più che ventenni che in quell’inferno si sono battuti da eroi, continuava a ripetere “ non potevo chiedere di più, eravamo decimati, sfiniti, al limite delle forze, senza viveri da giorni, senz’acqua, senza munizioni, in campo eravamo solo noi … soli … il resto delle truppe si erano già ritirate, non ci restava altro che la resa “. Poi dopo un lungo silenzio aggiunse “ ne siamo usciti in pochi, laceri, feriti, quasi irriconoscibili … quindi la lunga prigionia “. L’impressione è sempre stata che il generale Bignami non volesse dividere con altri quella triste pagina della nostra storia di cui era stato protagonista su un campo di battaglia già segnato dall’avverso destino. Le sue parole lasciavano sempre trasparire la sicurezza e l’orgoglio di aver servito la Patria sino in fondo, senza riserve, al di sopra di ogni pensiero di parte, quali possano essere le virtù di un uomo d’armi abituato solo ad obbedire. felice oddone – salussola