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Tacchino e Cappone

Storia e Costume

Un tempo, in un Natale che fu ...

Il cappone si preparava come un normale arrosto; oppure lessato come il bollito classico, servito con sale grosso frantumato nel mortaio di pietra ed accompagnato con i bagnët.
Il brodo era molto apprezzato, specie per la cottura del
risòt.
Il " cappone grasso " richiedeva una lunga preparazione che iniziava in primavera con la castratura di cui erano sapienti esperte le donne di casa.
Era quindi ben nutrito con cura per essere sacrificato a Natale di cui era il piatto per eccellenza.
Ormai praticamente introvabile, è sostituito raramente dal pito. 
Il pito è preparato come un normale arrosto o bollito; l'uso di servirlo arrosto con un ripieno di castagne è relativamente recente.
E' ormai tradizione invalsa preparare il pito per il
disné 'd Natal.
Il tacchino, un tempo noto anche come " pollo d'India ", non era molto allevato a Salussola.
Nelle cascine, specie in collina, si usava tenerne qualcuno poichè è un buon cacciatore di vipere.
Alcuni usavano ingrassare il pito nutrendolo di noci.
Quando iniziava la speciale ingrassatura, il tacchino veniva forzatamente ingozzato il primo giorno con una noce intera (cioè anche con il guscio), il secondo con due, e così via fino a venti noci per il ventesimo giorno.
Il trattamento durava quindi quaranta giorni, dopodichè l'animale era pronto per essere macellato, pesante e con carni molto saporite.



claudio.circolari[at]salussola.net - bibliografia

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