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Storia Salussolese

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Sotto il Dominio dei Savoia - Salussola, fu l’ultimo Comune Biellese a venire in possesso dei Savoia e uno dei pochi che i Savoia ottennero per trattato e non per conquista o per donazione. Il primo dei duchi ad acquistarla ai propri domini fu Amedeo VIII, egli seppe governare con grande saggezza. Il primo castellano inviato a Salussola dal Duca Amedeo VIII fu tale Bonifacio Cacheramo da Osasco, nobile Piemontese di Pinerolo, giunse in paese accompagnato da cinque cavalieri, prese possedimento del Comune nel febbraio del 1427. Egli aveva l’incarico di custodire tutte l proprietà Comunali per conto dei Savoia e l’obbligo di risiedere nel castello con il seguito, un castellano suo vice, tre famigli armati, sei balestrieri e sei servitori e un podestà per il governo del comune, coadiuvato da due militi. Il 26 febbraio 1428, Salussola ebbe la sua prima visita ufficiale di casa Savoia, Amedeo di Savoia, figlio del Duca Amedeo VIII, venuto accompagnato da Umberto, bastardo di Savoia e del maresciallo comandante la piazza militare di Saluzzo. Nel maggio del 1428, il Comune di Salussola, ricevette alcune lettere con le quali il Duca di Savoia confermava gli antichi privilegi, riaffermati anche da Filippo Maria Visconti prima della cessione di Salussola al Colombier; l’avvenimento fece così che il Comune venisse ad acquistare una indipendenza e una libertà maggiore di quelle concesse agli altri possedimenti sotto il dominio dei Savoia. Del fatto ebbe a lamentarsi solo la popolazione di Salussola; della tassa detta “di focaggio”, ritenuta esosa, consistente in un fiorino d’oro, che ogni famiglia era tenuta a versare allo Stato. Il Comune deliberò d’inoltrare ricorso al Duca e questi, con due lettere datate 2 giugno 1434, ne modificò l’importo stabilendo che le famiglie nobili del luogo, complessivamente sborsassero soltanto quattro fiorini  nel giorno di San Martino ed altri 56 fiorini venissero suddivisi tra la popolazione restante. Dal pagare il pedaggio rimanevano esclusi i poveri, gli orfani, le vedove e gli ecclesiastici. Salussola a quei tempi contava settecento abitanti. La medesima solerzia dimostrata nel pretendere di mantenere intatti i diritti sui privilegi loro conferiti, i Salussolesi seppero usare nel farli rispettare non disdegnando il ricorso alla forza, mettendo in luce lo spirito combattivo che li aveva sempre sorretti. Nel 1485, gli abitanti della confinante Cavaglià avevano avanzato pretese di entrare in possesso di alcuni territori in località Brianco, confinanti con il suddetto Comune. Salussola, che aveva piena giurisdizione su quel territorio, riuscite le vie legali intraprese a dimostrare il proprio diritto calpestato dagli abitanti di Cavaglià, decise di riprendersi i terreni del Brianco con la forza. Un gruppo in armi, in aggiunta alla guarnigione comunale, composta da quattrocento uomini, guidati dalle autorità, fecero azione nella località controversa dove, indisturbati raccolsero la legna da ardere e falciarono il fieno, riportando il tutto in paese. L’anno dopo, il 1486, i Cavagliesi, indispettiti per lo smacco subìto, invasi i territori contestati con carri e animali, custoditi da uomini in armi decisi a portare a Cavaglià il raccolto della fienagione, vennero a sorpresa assaliti dai Salussolesi in numero di cinquecento, sotto la guida del castellano, il nobile Avogadro di Casanova. Venne ingaggiata una vera e propria battaglia, al termine della quale gli abitanti di Cavaglià dovettero contare due morti e due prigionieri, tali Giovanni de Franchino e Bartolomeo Bacati, che vennero rinchiusi nelle prigioni del castello di Salussola e rilasciati dopo una prigionia di una quindicina di giorni. Come spesso avviene per simili circostanze, allorché la vittoria porta esaltazione, i più facinorosi dei Salussolesi, decisero di recarsi a Cavaglià e Roppolo, irrompendo nelle sedi Comunali ed occupandole. Del fatto fu messo a conoscenza il Duca e, per fortuna degli esaltati si risolse solo con l’applicazione di una multa pecuniaria di ottocento fiorini.