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Nei
Testi
della Chiesa
Vercellese
- Dai
testi della Chiesa Vercellese emerge subito una cosa: i
Santi locali, che prima del mille ebbero un posto
particolare con feste proprie nelle ufficiature e nei
calendari locali, furono, oltre Sant'Eusebio, San Teonesto,
Sant'Emiliano e San Secondo di Vittimulo, a cui più tardi
si aggiunsero anche Sant'Evasio e San Bononio. Nelle litanie
a carattere locale, contenute in un codice del IX secolo,
San Secondo figura nel « coro » dei martiri
con San Teonesto, segno evidente del culto a quel tempo
esistente verso il Santo nella diocesi Eusebiana. Da altri
testi liturgici, risalenti intorno al mille, risulta che a
quell'epoca San Secondo era ancora ritenuto un Santo
Vercellese, anche se non esistevano più le sue reliquie in
loco. Anche la Chiesa Vercellese conserva una « Passio
» del Santo tebano, che doveva servire per le lezioni del
mattutino nella ufficiatura capitolare della cattedrale,
porta come titolo « Passio Sancti Secundi martiris »
ed è alquanto diversa nella stesura da quella
riportata dai Bollandisti. Fa parte di un libro liturgico,
che i critici fanno risalire alla fine del secolo XI o al
massimo all'inizio del successivo e va sotto il nome di
codice LXXIII. A quell'epoca il corpo di San Secondo non si
trovava più in terra Biellese, perché Vittimulo era andata
distrutta durante le guerre dei secoli VIII - IX. Quasi
sicuramente si tratta di copia di un codice più antico, non
privo, come tutte le Passio, di fatti prodigiosi e
fantasiosi, che la rendono più leggenda che storia.
Liberandola da tutti questi fronzoli, l'anonimo autore
attesta che San Secondo fu martirizzato a Vittimulo e fu
sepolto « in agro cuiusdam patris familie nomine Probi,
atque jugalis eius similiter nomine probe, loco satis
aptissimo uno miliario prope castellum Cesarianum, qui ab
Annibale nomen Victimolis accepit ... ». Questa era la
credenza ai tempi dell'autore della Passio. Non manca un
accenno alla religiosità popolare, ricordando che i fedeli
raccoglievano la polvere sul sepolcro di San secondo e la
conservavano come una reliquia, a cui attribuivano poteri
taumaturgici. E' pure interessante seguire il culto di San
Secondo negli altri libri liturgici Vercellesi. In un
Lezionario della prima metà del secolo X la festa del Santo
non è collocata al 26, come si celebra oggi, ma al 28
agosto, dopo Sant'Ermete e Sant'Agostino. Il 28 agosto e non
il 26 era quindi celebrato in antico il dies natalis di San
Secondo. Anche nel « Liber Anniversariorun » del
capitolo di Santo Stefano di Biella, dell'inizio del secolo
XV, la festa di San Secondo è posta sotto questa data. Un
orazionario del secolo X riporta l'oratio che veniva
recitata nella Messa, come pure un Messale dei secoli XI -
XII, che contiene, oltre l'oratio, anche la secreta e l'oratio
dopo la Comunione e pone la festa sempre il 28 di agosto.
Nell'archivio capitolare di Vercelli sono inoltre conservati
due codici provenienti dall'abbazia della Novalesa,
risalenti al secolo XI. Si tratta di due Messali: uno
riporta le stesse orazioni dei Messali Vercellesi, l'altro
ha invece orazioni diverse. Questi due messali sono una
prova che nel secolo XI San Secondo era ancora venerato
nella liturgia dell'abbazia della Novalesa, anche se le sue
reliquie si trovavano già a Torino e a Ventimiglia. Con la
scomparsa delle reliquie, il culto di San secondo nella
diocesi di Vercelli si affievolì fino a scomparire. Infatti
nel Breviario Vercellese del 1504 non si fa più cenno alla
festa di San secondo, sia nel calendario che nel testo. Sarà
il vescovo monsignor Giovanni Stefano Ferrero, che tenne la
diocesi dal 1599 al 1610, che da buon storico e da buon
Biellese riscoprirà la devozione verso il martire tebeo. E
basandosi sugli antichi libri liturgici della chiesa
eusebiana, ne riporterà i dati biografici, tra cui quello
riguardante il suo martirio a Vittimulo, in un libro dal
titolo: « Vita Sancti Eusebi », edito un anno prima
di morire, nel 1609. Bibliografia:
" Millenario del culto di San Secondo a Ventimiglia
" 1991 di Don
Delmo Lebole |