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San Secondo martire

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Le Reliquie: da Vittimulo alla Novalesa, a Torino, a Ventimiglia - Il passaggio delle reliquie di San Secondo in diverse chiese e località si può spiegare solo partendo da Vittimulo. Il " Cronicon Novalicense ", scritto da un anonimo monaco verso la metà del secolo XII, attesta che nel 906 il corpo di San Secondo era conservato nell'abbazia della Novalesa, sopra Susa. In tale anno, essendo i monaci fuggiti con l'abate Danniverto a Torino per sottrarsi all'invasione saracena, fu trasportato con altre reliquie di Santi e molti antichi codici in questa città. Per il fatto che di tutte le reliquie del monastero trasportate a Torino, si nomini solo quella di San Secondo, si deve ritenere che tale Santo godesse di particolare devozione presso i monaci novalicensi. A Torino i monaci furono dapprima ospitati nella chiesa dei Santi Andrea e Clemente, che si trovava fuori dalle mura, nei pressi della Porta Segusina e poi, all'epoca dell'abate Belegrino, in quella di Sant'Andrea, l'attuale santuario della Consolata. Difficile è piuttosto conoscere come il corpo del Martire sia giunto alla Novalesa. Possiamo soltanto procedere per ipotesi e supposizioni. Nei secoli VIII - IX Vittimulo andò bruciato e distrutto, durante le guerre che infuriarono in quel tempo nel Biellese e Vercellese. Sono testimoniate da un altro libri liturgico della Chiesa Vercellese del secolo XI, che contiene la vita dell'altro Santo locale, Pietro Levita. In esso si attesta che il corpo di questo Santo era stato trasportato da Roma a Vittimulo ed era stato travolto dalle macerie durante le ricordate guerre. I sondaggi archeologici effettuati nel 1953 confermarono la distruzione bellica di Vittimulo, mettendo in luce basi di edifici anneriti dal fumo, come se fossero stati bruciati. Quasi sicuramente fu in occasione di queste guerre dei secoli VIII - IX che il corpo di San Secondo, custodito nella chiesa plebana, lasciò Vittimulo, forse salvato o commercializzato da qualche soldato, per finire poi alla Novalesa, il cui monastero era stato fondato in questo stesso tempo, nel 726. Sul finire del secolo X i monaci ritornarono alla Novalesa, ma il corpo di San Secondo rimase a Torino, dove ancora oggi è venerato in un altare laterale del duomo di san Giovanni Battista e dove il Santo divenne poi compatrono della città. All'epoca della presenza dei monaci a Torino, si era edificata una chiesa in onore del santo, presso la Dora, quasi sicuramente per conservare le reliquie, che nel secolo XI andò distrutta dai Saraceni, come appare da un documento del vescovo Guido del 1044. Durante la Visita Pastorale di monsignor Broglia del 1 marzo 1593 nel duomo di Torino, fu trovata  ed esaminata pure la reliquia del corpo di San Secondo, di cui restano « plura ac diversa ossa... que conservantur in vasculo magno cum effige hominis armati intus  ». Le ossa rivenute furono 29. Attualmente queste reliquie sono conservate, come s'è detto, in un altare laterale, a destra entrando, che porta lo stemma del comune e una statua argentea del Santo. Dopo la peste del 1630 San Secondo fu proclamato patrono della città e nel 1657 si eresse una Confraternita sotto il suo patrocinio e il suo nome. I monaci riportarono alla Novalesa verso la fine del secolo X solo la reliquia del teschio di San Secondo, che nel 990 donarono al vescovo di Ventimiglia, Panteio, che si trovava a Susa in qualità di legato pontificio per una questione riguardante la chiesa di Santa Maria, come attestato di gratitudine per avere egli riconsacrato gli altari delle quattro cappelle ancora oggi esistenti sul colle attorno al monastero, dedicate a San Michele, alla Madonna, a San Salvatore e a San Eldrado, profanate dai Saraceni.

Bibliografia: " Millenario del culto di San Secondo a Ventimiglia " 1991 di Don Delmo Lebole