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Organo Ramasco

Arte Sacra Arredi

L’organo Ramasco della chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta
Nel 1858 Amedeo Ramasco e il Comune di Salussola sottoscrivono il contratto per la costruzione dell’organo della chiesa collegiata della Beata Maria Vergine Assunta.
In questa località, da tempo antico esisteva uno strumento, come si desume dai pochi documenti d’archivio e dall’orchestra, che Don Delmo Lebole fa risalire alla prima metà del secolo XVIII, e che attribuisce al maestro Barile.
La targhetta posta sul frontalino dell’organo è un ulteriore documento : «
Ramasco Amedeo fabbricante d’organi, ha riformato ed’ ampliato il presente in Andorno  1858 n. 64 ».
E’ anche un sintomo d’onestà: Amedeo, che segue l’abitudine degli organari dell’epoca, confessa implicitamente l’utilizzo di materiale preesistente.
Il lavoro è molto ma è portato avanti alacremente.
Infatti, nel « caricamento » dell’anno 1859 si legge: « per pensione a detto s.r. Ramasco ed a suo figlio per due mesi e mezzo, tempo da egli impiegato nel agiustamento dell’organo come è notorio, in ragione di lire 35 al mese per caduno, importa la somma di lire 175 compreso l’alloggio ed il lume che nella chiesa usarono fino ad ora tarda ».
Nulla invece si sa sulla data di collaudo e sul nome di colui che eseguì tale collaudo.

L’intervento del 1899
A quarant’anni di distanza, nel 1899, sono necessarie « operazioni di generale ripulitura, riordino, intonazione ed accordatura compiute dalla ditta Allievi Bianchi di Novi Ligure ».
Alla presenza di « una larga rappresentanza di questo municipio », lo strumento è collaudato, il 16 aprile 1899, dal pettinenghese Giuseppe Gurgo Salice, Maestro di Cappella alla Cattedrale di Santo Stefano in Biella.
Un anonimo commentatore dell’epoca così ne parla : « La chiesa era gremita di gente venuta anche dalle vicine frazioni avida di udire le armoniose note che avrebbe saputo far sprigionare il valente collaudatore.
[…] L’organo sotto l’agile e maestra mano del collaudatore, fa sentire e gustare le armoniose sue note or gravi or acute, e proprie dei diversi registri presi prima separatamente, indi in bel modo accoppiati ; sicchè di tutto l’organo si apprendono li svariati suoni, e se ne constata la potenza di tonalità specie nel ripieno ».

L’intervento del 1946
Nel 1946 un nuovo restauro è affidato a GiuseppeMarzi di San Maurizio d’Opaglio per 100.000 lire.
L’organaro cusiano, oltre ai lavori di pulitura e di accordatura, trasforma il vecchio sistema a corde dei mantici, applicando il sistema a manovella con quattro pompe per la produzione dell’aria; aggiunge cinquantotto canne per un nuovo registro, la Viola da Gamba di otto piedi ; utilizza un registro inservibile per farne un Basso d’Armonia di otto piedi al pedale ; aggiunge il marchingegno per il Tremolo.
Dai documenti non si ha notizia in quale dei due interventi (1899 e 1946) siano stati tolti i registri « Trombe soprani », « Fagotto bassi » (forse nel 1946 per far posto alla Viola) e « Campanelli nei soprani » (nel 1899 era una regola imposta dalla riforma).

L’attuale restauro
Si giunge così nel 1979. Un nuovo restauro si rende indispensabile.
I lavori sono affidati alla famiglia organaria Mascioni di Cuvio in provincia di Varese, una famiglia di antiche tradizioni e di arte.
Il restauro è andato più in là di una semplice messa a punto.
Infatti, Gianni Mascioni ha cercato di riconfigurare l’organo secondo la struttura iniziale voluta da Amedeo Ramasco, struttura che presenta moltissime analogie proprio con lo schema dell’organo di San Lorenzo in Adorno, il primo importante strumento costruito da Amedeo nel 1835-36 e del quale, venduto nel 1898, non si sono ancora ritrovate le tracce.
Tutto il lavoro di Mascioni è svolto tra grandi difficoltà per la mancanza di una qualsiasi documentazione scritta sui Ramasco e sullo strumento.
Sono allora scelti come validi esempi gli organi costruiti da Amedeo Ramasco a Crescentino (1840,1845,1855) e a Lamporo (1850).
Esaminando questi quattro strumenti si riescono a costruire le Trombe e il Fagotto (eliminando la Viola da Gamba con cui furono a suo tempo sostituiti o che per lo meno occupava il somiere a loro dedicato), a ristrutturare i ritornelli del ripieno, a riordinare le canne dei Cornetti, a ripristinare i pedaletti secondo l’ipotesi più verosimile (Fagotto–Tromba–Corno inglese–Ottavino) e i comandi della masseria.
Nel frattempo Don Gianni Pedrolini ritrova in solaio tutte le tube piramidali, tranne tre, dell’oginario trombone, registro che dopo gli attenti studi di Gianni Mascioni si può stabilire essere il “registro inservibile” sostituito nel 1946 col Basso da 8’.
La scoperta è interessante, solo così l’opera può veramente dirsi completa.
Naturalmente il lavoro richiesto per il ripristino delle canne ritrovate è notevole: mancano infatti noci, cataletti, lingue, somiere, e ventilabri.
Il tutto è ricostruito ancora in mancanza di documentazione ma con profonda attenzione all’aggressività delle ance del Ramasco.
I Campanelli, mancando il materiale originario (griglia compresa) non sono invece ripristinati.
Seguendo passo il lavoro, sono evidenti alcune caratteristiche dello strumento: il corista è crescente poco meno di mezzo tono rispetto l’attuale; l’accordatura delle canne di facciata, elegantemente disposte, è pressoché identica ai dettami settecenteschi che nascono dalla comunione musicologia di tre musicisti (Tartini, Vallotti e Barca): la lunghezza dei tasti del manuale è del tipo pianistico mentre la larghezza, secondo una certa prassi, non è uniforme (si, do, mi fa sono percettibilmente più larghi); l’ottava iniziale della tastiera è cromatica.
Per tutto quanto esposto, le ragioni di questo restauro vanno molto oltre le tradizionali accordatura, pulitura, ecc. …, ma propongono un encomiabile ripristino integrale che riporta il “ Ramasco Amedeo n. 64 – 1858” alla volontà e ai desideri del costruttore.

Il concerto d’inaugurazione
Una volta: concerto di collaudo. Ora, più semplicemente: concerto d’inaugurazione.   
La sera del 15 agosto sedette all’organo, giustamente, Arturo Sacchetti.                                                   
Giustamente perché questo strumento è da annoverare tra gli ormai molti ai quali il maestro ha dedicato le proprie cure e attenzioni, promuovendone e seguendone poi, i lavori di restauro.
Il concerto è una monografia dedicata a Giovanni Morandi, vissuto tra il 1777 e il 1856.

I dati tecnici
L’organo fu costruito dall’organaro Amedeo Ramasco di Sagliano Micca nel 1858-59 e porta il numero d’opus 64.
Interventi successivi si registrano nel 1899 per opera della ditta Allievi Bianchi di Novi Ligure e nel 1946 per opera della ditta Giuseppe Marzi di San Maurizio d’Opaglio.
Il restauro del 1979, teso a riportare l’organo alla configurazione iniziale appartiene alla ditta Mascioni di Cuvio.
Situato sulla tribuna d’ingresso è incluso in una cassa, addossata alla parete, lineare, ornata con fregi dorati in rilievo, leggermente svasata.
L’elegante parapetto della cantoria, posta in intercolumnio è scolpito in rilievo ed è forse opera del maestro Barile (prima metà del settecento).
Il prospetto fonico anteriore consta di 31 canne di facciata disposte a cuspide con ali, Do del Principale da 8’ centrale, bocche allineate, labbro superiore a mitria.
Tastiera a finestra incorporata al centro della cassa, manuale di 58 note, tasti rivestiti in osso e in ebano (diatonici).
Pedaliera di 15 note, tasto per terza mano e rullante, a leggio con tasti corti.
Unione con la tastiera sempre inserita.
Trazione meccanica.
Registri a manetta collocati in colonnine verticali alla destra della tastiera.
Combinazione libera alla lombarda.
Tiratutti per il ripieno.
Cinque mantici azionati da un motore elettrico.

Tratto da “Uno strumento che rinasce” di Alberto Gallazzo


DOVE SI TROVA

L'organo Ramasco si trova all'interno della pieve di santa Maria Assunta nel borgo storico di Salussola.


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