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Cinta
Muraria
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Il tratto maggiore di quello che resta
della cinta muraria corre proprio sotto il castello,
ma il tratto di mura meglio conservato, scorre a ovest della
Porta Urbica Inferiore: la muratura è di ciottolo a spina
di pesce (spesso molto regolare), con corsi orizzontali di
mattoni. Altri resti della cinta
si trovano presso il castello. Il Gabotto ci parla di
“avanzi di fossati e bastioni sostenuti da grosse muraglie
di pietre sovrapposte senza cemento, ben conservate con le
loro scarpe”. ll Conti nota che non è facile il
riconoscimento di tutti i tratti superstiti della cinta
muraria in questa zona, poiché alcuni sono stati
incorporati nei muri di terrazzamento della collina. Ancora
meno rimane delle mura a est del borgo. Faceva forse parte
di esse l’alta parete di ciottoli a spina di pesce in
fondo al vicolo che parte da via Generale Bignami angolo via
Pietro Micca
(ora proprietà del Sig. Perazzone). Potrebbe anche
trattarsi di un’abitazione civile, ma la muratura non è
quella delle case medioevali di Salussola: qui c’è più
malta, e i ciottoli sono più piccoli. Castello
e Mastio
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Il borgo nel 1374-75 fu
munito dal Comune, con finanziamenti del vescovo Giovanni
Fieschi, di un castello con tre torri, ora semidistrutto e
di una cinta muraria. La torre che ora domina la collina di
Salussola non è un restauro del mastio del castello, bensì
un’invenzione, dato che di questo mastio – che già il
Gabotto vide “mozzo e scoperto” restava poco più delle
fondamenta. La torre fu fatta costruire dalla nobile
famiglia Boca tra il 1935 e il 1936 su progetto
dell'architetto Nigra, mentre le opere murarie sono dei
Salussolesi Giovanni Maffeo ed Edoardo Mosca. L'inaugurazione
dell'opera avvenne nel 1941 nel giorno della festa del Beato
Pietro, alla presenza del prevosto don Lino Loro e al suono
della banda musicale di Trivero. Ai tempi del Gabotto,
quando la torre non era ancora stata costruita, i resti del
castello ancora visibili erano costituiti – da “un
mozzicone di torre quadra, massiccia” e da “larghe
camere che si sprofondano nel suolo, elevatosi per i
rottami. In mezzo una pietra chiude la discesa di un’ampia
rotonda donde si diramano sotterranei fino alle porte del
borgo”. La datazione dei pochi ruderi di questo castello
– medioevale, ma “non precisata con chiarezza”
per il Conti – è invece ben precisa per il Gabotto:
1375, per opera di Giovanni Fieschi, vescovo di Vercelli. La
tipologia “è quella del castello – recinto, con mastio
in posizione dominante e separato dalla cortina”. Bibliografia:
"
L'architettura gotica nella diocesi di Biella" di Carlo
Gavazzi e Paolo Merlo |