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Ferrovia Biella_Santhià

Storia

L’8 settembre 1856, s’inaugura la ferrovia Biella-Santhià - Il progetto della ferrovia Biella–Santhià è dovuto all’ing. Savino Realis e venne presentato per la domanda di concessione da Celestino Ferroggio e Andrea Crida di Camburzano all’inizio dell’anno 1853.
Ottenuta l’approvazione dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, con alcune modifiche prescritte dall’allora esistente Consiglio Speciale delle Strade Ferrate, la convenzione venne stipulata il 5 agosto 1853 sotto riserva di approvazione del Parlamento.
Nella seduta del 30 gennaio 1854 il Ministro dei Lavori Pubblici, on. Paleopaca, presentava il progetto di legge per la concessione della strada ferrata da Santhià a Biella.
La Camera, per l’esame del progetto, nominava una commissione composta dai seguenti onorevoli: Giuseppe Piacenza di Mongrando, Giuseppe Arnulfo di Andorno, Pietro Ponticelli di Rivarolo e Damiano Sauli.
Quest’ultimo veniva nominato relatore della Commissione stessa e nella seduta del 24 febbraio 1854, riferiva alla Camera facendo presente l’urgenza dell’approvazione oltre che per le impellenti esigenze delle industrie locali, anche per recare sollievo alla classe bisognosa della provincia di Biella, procurandole lavoro dato il perdurare della crisi annonaria ed il fallito raccolto delle uve che si ripeteva da un triennio.
Molto efficace fu l’opera svolta dalla Delegazione Biellese presente alla Camera composto dai deputati: Luigi Fecia di Cossato, Giuseppe Piacenza, Gaetano De Marchi e Carlo Avendo.
Essi seppero operare concordemente per ottenere l’approvazione del progetto alla stragrande maggioranza, con solo sei voti contrari.
Il Senato approvò il progetto nella seduta del 17 marzo 1854.
La concessione fu data per anni 97 con scadenza al 10 luglio 1951.
I lavori vennero iniziati nello stesso anno. Durante la loro esecuzione fu apportata una variante di percorso rispetto al progetto iniziale: la deviazione per Candelo.
Questa variante, benché comportasse un allungamento di tracciato di circa tre chilometri, dava un grande vantaggio, quello di mantenere la pendenza massima della linea al di sotto del 12,5%.
Il primo progetto prevedeva il passaggio della linea anziché per Candelo, da Gaglianico.
In tal caso la pendenza nel tratto finale, fra Sandigliano e Biella, sarebbe stata superiore al 22% con conseguente obbligo di riduzione della composizione dei convogli, in particolare i merci.
Usufruendo della facoltà loro concessa i signori Ferrogio e Crida, che avevano costruito la linea, ne fecero cessione nel 1855, durante i lavori di costruzione, ad una Società Anonima denominata “Strada Ferrata di Biella” la quale subentrò a tutti i diritti e le ragioni che risultavano dal capitolato di concessione.
La Società venne costituita con capitale interamente sottoscritto in Piemonte e più precisamente, in Torino e Biella.
Questa Società non ritenne opportuno assumere direttamente l’esercizio e lo affidò alla Società Vittorio Emanuele, che già esercitava la ferrovia Torino-Novara con la diramazione Chivasso-Ivrea.
Fu questa Società ad aprire l’esercizio di linea l’8 settembre 1856 fra l’entusiasmo del popolo biellese.
Venne utilizzato il materiale di trazione che aveva in servizio sulle altre due linee già in funzione.
Il servizio passeggeri inizialmente fu espletato con tre coppie di treni da e per Santhià, in coincidenza con i treni per Torino e Novara.
Nel luglio del 1863 la Società Vittorio Emanuele cedeva le linee ferroviarie che gestiva in Piemonte per assumere la concessione delle linee Calabro-Sicule.
La Biella-Santhià passò sotto la gestione dello Stato sino al 1865, con la legge n° 2279 del 14 maggio, la rete ferroviaria italiana veniva suddivisa in quattro reti: Strade Ferrate Alta Italia, Strade Ferrate Romane, Strade Ferrate Meridionali, Strade Ferrate Calabro-Sicule.
La Strada Ferrata di Biella concesse la gestione della linea alla S.F.A.I., che la tenne fino al 30 giugno 1885. In quell’anno con Legge n° 3048 del 27 aprile l’intera rete ferroviaria italiana ritornava sotto la gestione privata.
Nascevano tre grandi Società: la Rete Mediterranea, con sede a Torino, che comprendeva Piemonte, Liguria, Lombardia occidentale, Toscana occidentale, Lazio, Campania, Lucania e Calabria.
La Rete Adriatica, con sede a Firenze, che comprendeva Lombardia orientale, Emilia, Venezia Euganea, Marche, Toscana centrale, Umbria, Abruzzo, Molise e Puglia.
Terza Società era era la Rete Sicula esercitante le linee siciliane.
La Strada Ferrata di Biella aveva ritenuto opportuno, sin dal 1833, essendo già essa una Società privata, di rescindere l’originaria convenzione stipulata con lo Stato e si accordò per l’esercizio della Biella-Santhià con la Società Ferrovie del Ticino, che già gestiva alcune ferrovie e tramvie del Piemonte orientale e della Lombardia.


Bibliografia: “ Le ferrovie e le tranvie biellesi “ di Marco Signoretto



Il ponte sull’Elvo e il sabotaggio del 1944 - Il percorso si svolge prevalentemente in salita, staccandosi a Santhià dalla linea Torino-Milano e toccando in ordine i paesi di Salussola, Vergnasco, Sandigliano e Candelo, raggiunge Biella con una lunghezza tra gli assi dei fabbricati viaggiatori di Km. 29, 686.
Lungo l’intero percorso vi erano inizialmente quindici curve con raggi varianti da mt. 543 a mt. 2083.
A monte di Salussola s’incontra l’opera principale della linea costituita dal ponte in muratura sul torrente Elvo a cinque luci di 15 metri ciascuna.
Tutte le stazioni, ad eccezione di Vergnasco, erano munite di ponte a bilico per il carico e lo scarico del bestiame, Salussola e Biella avevano un piano caricatore di fianco e di testa, Candelo solo di fianco.
Nel 1924, la stazione di Salussola venne dotata di un serbatoio dell’acqua in cemento armato della capacità di 50 mc., tutta la linea e gli impianti fissi subirono in quegli anni delle migliorie, dato l’incremento dei traffici.
La pendenza massima della linea era del 12,34% per un tratto di 1420 mt. in prossimità di Candelo.
In anni successivi tali valori saranno mutati a causa di alcune modifiche di percorso attuate nella seconda metà degli anni cinquanta.
Durante le guerre, la linea non subì alcun danno sino all’inverno del 1944, periodo in cui fu danneggiata un’arcata del ponte sull’Elvo.
Il ponte subì un’azione di sabotaggio da parte di alcune formazioni partigiane.

Il deragliamento di Salussola del 12 giugno 1909 - La Società Ferrovie del Ticino, che aveva in gestione la linea Biella-Santhià dal 1885, in quegli anni continuò a trascurarla e così pure la manutenzione della linea.
Fu così che il 12 giugno 1909, l’accelerato delle 8,30 per Santhià, appena partito da Salussola deragliò per il cedimento di un giunto delle rotaie.
Fu un puro miracolo se si evitò la catastrofe, poiché la linea in quel punto corre lungo un ripido pendio, la zona è quella tra la stazione di Salussola e quella del Brianco, il pendio è quello che degrada verso la piana dell’Elvo, in zona detta “Mulino dei Banditi”.
La locomotiva si rovesciò su di un fianco e le tre vetture e il bagagliaio si accartocciarono l’uno sull’altro.
Vi furono una ventina di feriti, nessuno dei quali in modo grave.
Dal 1° luglio 1909, la Società concessionaria assumeva l’esercizio diretto della linea.
La sigla S.F.T. venne mutata in S.F.B. e tale rimase sino al termine della concessione del 10 luglio 1951.

Quando al Brianco c’era la stazione - Nei pressi della frazione Brianco, posto tra Salussola e Santhià, il Regio Esercito installò un campo d’aviazione e, per meglio servire quest’ultimo, s’istituì la nuova stazione del Brianco, munita di binario d’incrocio e d’alcuni binari morti per le manovre.
Ad essa venne raccordata la vicina fornace della S.A. Brianco.
Negli anni del 1960, la stazione di Brianco fu declassata a fermata e si abolirono il binario d’incrocio ed i binari tronchi, compreso il raccordo con la S.A. Brianco, pressoché inutilizzato da alcuni anni.

claudio.circolari[at]salussola.net - bibliografia



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