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La Chiesa e gli
interni - Anche
l’interno, a tre navate, ha subito la stessa sorte, con la
demolizione dei costoloni della volta della navata centrale e la
trasformazione con gusto neoclassico dei pilastri originali.
La
volta fu dipinta a chiaro scuro nel 1822 con scene bibliche,
ingenue e pesanti, opera del pittore Nicola Doria, mentre i
pilastri furono tirati a finto marmo lucido dagli stuccatori
Fussotto e Gallo di Mongrando.
Fu
un brutto lavoro, anche se l’intenzione dei restauratori era
quello di arricchire la volta.
Pure
l’abside fu spogliata dei costoloni per lasciar posto ad un
dipinto murale, raffigurante l’ultima Cena, annullato nel corso
dei restauri degli anni settanta del presbiterio.
Il
30 aprile 1843 si affidava al pittore Lorenzo Toso di Mongrando la
scrostatura e ricciatura a nuovo di cinque archi, nove lesene e
controlesene, capitelli e piedistalli delle due navate laterali,
farvi le tinte e riquadrature, marmoreggiare in lucido…,
riquadrare la volta, ornare, intagliare in finto il cornicione e
marmoreggiare a sguazzo il fregio… .
In
tal modo partivano anche le navate laterali e la rovina
dell’interno della chiesa era completato.
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