|
|||||
|
La Parrocchia 1748 L’abitato di Vigellio non risale ad epoche molto
antiche: le sue origini sono da collegarsi con la distruzione di Puliaco, sede
dall’antica pieve di San Pellegrino. Dopo le devastazioni causate dalle guerre tra
Guelfi e Ghibellini, Puliaco fu abbandonata dagli abitanti e la stessa pieve
trasportata nella chiesa di Santa Maria di Salussola. E mentre per i villaggi
di San Lorenzo di Puliaco
e di San Giovanni di Private
tutto finì con le suddette distruzioni, Puliaco e Arro furono invece
ricostruiti nelle vicinanze. Arro mantenne la sua antica
denominazione, mentre Puliaco fu ribattezzato col nome di Vigellio, forse dal
nome della località terriera in cui sorse. Infatti la breve distanza della chiesa
di San Pellegrino di Puliaco
da quella di San Bartolomeo di Vigellio e la mancanza totale di documenti, che provino l’esistenza
di Vigellio prima dell’abbandono di Puliaco, sono una conferma che quest’ultimo
sia sorto accanto alle rovine di Puliaco e ne sia la sua continuazione. Del resto se l’abitato di Vigellio fosse esistito
già nel secolo XIV, sarebbe andato distrutto nelle ricordate guerre di Puliaco,
il che non è provato da documenti. Nei primi secoli di
vita doveva essere un piccolo agglomerato di case, con alcuni cascinali sparsi
nella pianura, che nel 1606 formava una comunità di 25 famiglie e di poco più
di un centinaio di persone. Anche il suo oratorio dedicato a San Bartolomeo,
non sembra abbia origini anteriori al sec. XVI. I primi dati che lo riguardano sono contenuti
nella Visita Pastorale del 1602, dove si fa notare che in esso si celebrava la
Messa tre volte il mese da un canonico della collegiata di Salussola. Per atto notarile del 12 maggio 1644 i fratelli
Martino, Antonio e Matteo Lozia donavano all’oratorio di Vigellio numerosi beni
terrieri per la fondazione di un beneficio semplice, del reddito annuo di lire
150 ducali, con l’onere della celebrazione di tre Messe la settimana. Questa cappellania fu sempre distinta dalla
cappellania della chiesa, alla quale attendeva un altro sacerdote, il quale,
già nel 1667, era tenuto a celebrare nell’oratorio di San Bartolomeo tutte le
feste e due volte la settimana ed era stipendiato col provento annuo di 36
iugeri di terreni donati in più volte alla chiesa stessa. Quest’ultimo cappellano era anche obbligato a
tenere la dottrina cristiana. Nelle Visite Pastorali della seconda metà del
secolo XVII si legge che il beneficio Lozia era posto sotto il titolo e la
protezione di San Michele e la nomina del cappellano spettava ai discendenti
dei fondatori, come patroni, mentre il cappellano dell’oratorio era eletto e
nominato dai particolari del luogo. L’oratorio di Vigellio
era stato consacrato da Monsignor Goria nel 1637 e con la chiesa fu pure
concesso e consacrato un piccolo cimitero che serviva per inumare i cadaveri
della borgata quando le piene dell’Elvo impedivano il loro trasporto alla
chiesa collegiata di Salussola. I cappellani
continuarono il loro ministero fin verso la metà del XVIII secolo. Il 18 giugno 1748 il Vescovo, Monsignor G. P.
Solaro, si recò in Visita Pastorale a Vigellio. Gli abitanti della frazione presero occasione per
pregarlo e insistere perché volesse erigere il loro oratorio in chiesa
parrocchiale. Il Vescovo li invitò a presentarsi quella sera
stessa presso la casa parrocchiale di Salussola, dove egli si sarebbe trovato. Con loro vi era anche una rappresentanza degli
abitanti di Arro, che avevano fatto la stessa richiesta per la propria chiesa. Furono bene accolti, si fece ancora una volta
presente la difficoltà dell’attraversamento dell’Elvo in certi periodi di
piogge, a causa della mancanza di ponti, la distanza dei vari cascinali, dalla
chiesa di Salussola. Si procedette, seduta stante, alla divisione del
territorio oltre l’Elvo in due zone: una da affidare all’erigenda parrocchia di
Vigellio e l’altra a quella di Arro. Ancora in quella sera il Vescovo firmava il
decreto d’erezione delle due nuove parrocchie e imponeva alle nuove comunità di
riconoscere la chiesa di Santa Maria di Salussola, come loro matrice. La nuova parrocchia di Vigellio ebbe il titolo di
pievania e di pievano il suo parroco, forse in ricordo della vicina pieve
scomparsa di San Pellegrino di Puliaco. Oggi dopo la
morte dell’ultimo parroco, Don Mario Donna, la parrocchia fa parte, assieme ad
Arro e a San Secondo, delle Comunità Parrocchiali di Salussola ed è retta dal
parroco dell’antica chiesa matrice, la chiesa di Santa Maria Assunta a
Salussola Monte. La Chiesa Parrocchiale
secolo XVII
Sorse come oratorio frazionale, forse non
prima della seconda metà del secolo XVI, poiché non è mai nominata in documenti
anteriori, neppure nelle relazioni di Visite Pastorali. Il documento più antico che si accenni
all’oratorio di San Bartolomeo risale al 1602 e consiste in una relazione di
Visita Pastorale. Da esso appare chiaro che l’edificio era
ancora in costruzione, in quanto mancavano il pavimento e
buona parte della volta e il
muro di facciata era costituito da tavole di legno. Anche l’unico altare, su cui si celebrava
tre volte il mese dal sacerdote Filiberto Bonino, canonico della collegiata di
Salussola, era privo di ogni ornamento, come pure mancava la campana per
chiamare i fedeli alla Messa. Negli anni successivi gli abitanti di
Vigellio, diedero inizio alla costruzione di una nuova chiesa, abbandonando e
demolendo quell’esistente. Lo si legge in un documento del 1619: “
Nel detto finagio nel Cantone di Vigevalo si ritrova esservi datto principio
una Chiesa quale si fabbrica sotto il titolo di S.to Bartolomeo di grandezza di
tre travate con il Cuoro et già si è fatto il Cuoro et Coperto di Coppi, et la
muraglia dil restante della d.ta Chiesa è già fabbricata di Altezza di piedi
tre sopra la terra senza fondamenta, nella quale Chiesa vi è statto legato dal
fu R.do Prette Nicolo delegano di celebrarsi due messe ogni anno in perpetuo,
per dette due messe gli ha legato tre scudi di oro che siano pagati dal suo
erede m.r Gaspardo delle ano ogni anno in perpetuo… “ Questo nuovo edificio doveva essere
ultimato verso il 1635, come si può desumere dal millesimo dipinto sulla volta
della navata. E nel 1637 Monsignor Goria lo consacrò con
il cimitero, per dar comodità ai frazionisti di assistere alle funzioni e
seppellire i loro morti durante le piene dell’Elvo. In questi anni il cimitero era stato
profanato, ma non sappiamo se per spargimento di sangue o per altro atto
criminoso. Fu nuovamente benedetto durante la Visita
Pastorale de 1667, nella quale si rinnovò l’ordine che in esso fossero sepolti
i defunti del cantone soltanto quando le piene dell’Elvo impedivano il
trasporto dei cadaveri al cimitero della collegiata di Salussola. Nei decreti di questa stessa visita
s’imponeva che“ il cemetero si tenga ben serrato attorno, et alle due
entrate si facino le sue grate di legno col cavo sotto che le bestie non vi
possino entrare “. Ma nel 1670 l’ordine non era ancora stato
eseguito e il cimitero era colpito da interdetto. Nel 1748 gli abitanti di Vigellio
ottenevano finalmente che il loro oratorio fosse elevato a dignità di chiesa
parrocchiale. Fino a questa data si presentava sempre ad
unica navata, con un solo altare e con il cimitero davanti alla facciata. Anche la Visita Pastorale del 1748 lo trovò
in queste forme con l’aggiunta però di una piccola sacrestia. Con la fondazione della parrocchia e a
motivo anche dell’aumentato numero della popolazione, si sentì il bisogno di
ingrandirlo e di abbellirlo. A questo punto ci sono d’aiuto i libri dei
conti della parrocchia, in cui sono registrati lavori eseguiti dal 1750 in
avanti. Nel 1750 un non nominato “mastro di
bosco” scolpiva il pulpito, buon lavoro di legno d’artigianato locale e
s’impiantava una fornace per costruire una seconda navata., a destra entrando
nella chiesa. I lavori in muratura furono eseguiti dal maestro
Francesco Gallo e nel 1752 si costruiva già la volta, e il pittore Aureggio
Termine di Biella decorava un nuovo altare, dedicato a Sant’Antonio, eretto
nella nuova navata. Ancora nel 1752 un certo maestro Gregorio
scolpiva la cassa del battistero, eccetto le statuette del battesimo di Cristo
e la corona, che è opera di scultore sconosciuto. Le spese per la costruzione del coro, che
doveva segnare l’inizio della ricostruzione di tutta la chiesa e che invece si
fermò al coro e al presbiterio, incominciano ad essere registrate dal 1785 in
avanti. Mastro costruttore fu Antonio
Caneparo, il
quale nel 1787 riceveva già la compensa “ per stabilir il Coro, formazione
de’ Capitelli ed Altare “. Ideatore fu invece l’architetto Beltramo di
Biella, un nome assai noto nel campo artistico biellese del tempo, il quale
progettò un edificio di notevole altezza, di gusto ancora barocco, in netto
contrasto con il resto della chiesa, rimasto fermo alla costruzione secentesca.
Per ornare il nuovo altare maggiore, costruito
in muratura, nel 1801 si acquistarono “ dodeci candelieri, otto vasi
con suoi foraggi presi all’incanto de’ Padri della Congregazione di S. Filippo
“ di Biella. e nell’anno seguente si facevano scolpire da Pietro Antonio
Serpentiere quattro reliquari, dorati dall’indoratore Defabianis e nel 1804,
sempre dal Serpentiere, “ sei candelieri magistrali ed una muta di cartegloria
“ argentati anche questi dal Defabianis. Intanto si era pure pensato di trasportare
in altra località il cimitero, che fino allora occupava la piccola piazza
davanti la facciata della chiesa. Le pratiche di questo trasporto sono
registrate negli anni 1791-92 e trovò
sistemazione in un terreno distante duecento passi dalla chiesa e fu benedetto
il 27 giugno 1793. L’antico cimitero fu conservato, per
rispettare i defunti ivi sepolti, fino al 1840, quando ricevette la
sistemazione di piazza, con gradini in pietra, eseguiti dallo scalpellino
Rosazza. La costruzione del coro aveva ridotto di
molto l’ampiezza della sacrestia. Si rimediò nel 1830 con la costruzione di
una seconda sacrestia, eseguita dal maestro Giovanni Battista Flecchia. Un altro
Flecchia, detto “ Mastro da
bosco “, nello stesso anno scolpiva il mobile e la porta della nuova
sacrestia e lo scultore G. B. Zaninetti il Crocifisso. Nel 1842 era compiuta la decorazione del
coro e presbiterio, affidando l’impresa al pittore Lorenzo Toso di Mongrando,
artista alquanto ingenuo, che in uno dei riquadri in cui dipinse gli
Evangelisti non mancò di lasciare la firma e la data. A lui si devono pure i dipinti di San
Bartolomeo, sopra la porta d’entrata, e di Sant’Antonio Abate, sull’altare del
Santo, eseguiti nel 1848. Si eresse pure un terzo altare, dedicato alla Purificazione della Madonna, relegandolo all’inizio della piccola navata laterale. Quest’altare esisteva già nel 1819 e si
conserva tuttora con l’altro altare di Sant’Antonio, trasformato ora in quello
dell’Addolorata. Nel secolo scorso il cimitero trovò una
terza sistemazione, lontano dalle abitazioni. Mentre i primi due cimiteri erano stati
costruiti, ed erano di proprietà della parrocchia, quest’ultimo fu realizzato
dal comune di Salussola. Fu benedetto, per decreto di Monsignor
Losana del 18 aprile 1842, il 24 seguente dal parroco Don Lesna, con la
partecipazione dei parroci di Arro e San Secondo, del cappellano della tenuta
Falciano e del chierico Cesale di Sala. La Madonna con San Bartolomeo 1637 di Anselmo Allasina Degli arredi e
lavori eseguiti nel passato per questa chiesa non va dimenticata la tela
dell’altare maggiore, raffigurante la Madonna con San Bartolomeo e Santo
Stefano, pregevole lavoro della prima metà del secolo XVII, che rappresentava
l’oggetto più prezioso dell’edificio (la tela è ora nel coro della chiesa
nuova). Anche se non è
firmata e non si hanno documenti in merito, può con sicurezza attribuirsi al
pittore Valsesiano Anselmo Allasina (1585-1650). Basta anche un
superficiale raffronto con il quadro di questo pittore esistente nella chiesa
di San Nicola di Salussola (ora nella chiesa parrocchiale di Santa Maria),
risalente al 1634, per togliere ogni dubbio. L’esecuzione
della tela di Vigellio è più curata, soprattutto nei volti dei personaggi e
dovrebbe quindi essere posteriore a quella di Salussola; forse fu eseguito
all’epoca della consacrazione della chiesa nel 1637. Anche le cornici
che contengono i dipinti di Vigellio e di Salussola sono identiche. Degna di menzione
è pure quella che fu la porta principale in noce, dell’inizio del secolo
XVIII,
con pannelli a motivi floreali e figure di Santi (ora nella chiesa nuova),
forse dell’Aureggio. Il Campanile
1765
Si passò poi alla
costruzione di un nuovo campanile. Nel 1765 si trova la spesa di £. 6 “ a
conto del campanile al cappo Mastro per il disegno “ e, nello stesso anno,
si pagavano alcune somme al capo mastro Lorenzo. Nell’anno
seguente la fornace preparò i mattoni e nel 1767 s’iniziò la costruzione,
affidando i lavori al maestro Domenico Caneparo. Si lavorò assai celermente, se
nel 1770 si pagava ” al cappo Mastro per saldo del campanile imbianchito
“. Il rito della
posa della prima pietra era stato compiuto fin dal 7 agosto 1765, come si legge
su una lapide murata alla base della nuova costruzione: D.O.M. – Joannes
Angelus Borino – Mortiliengo –
primus plebanus – lapidem posuit primum – die 7 augusti 1765 – Carolus Antonius
Vaprio – Ecclesia eministerIl registro delle entrate di tale anno ci fa sapere
che non solo le prime due, ma le prime quattro pietre erano state poste
all’incanto e, oltre al pievano e al Vaprio, che avevano offerto
rispettivamente 10 e 6 lire, gli altri offerenti erano stati il costruttore
Domenico Caneparo (lire 4) e Domenico Laurato (lire 3).
Nel 1774 si
fecero fondere per il nuovo campanile quattro campane, ma il vecchio campanile
non fu subito demolito, poiché ancora nel 1781 si pagavano alcune somme “ a
Mastro Giacomo Mosca per la fattura della Guardaroba esistente nel Campanile
vecchio della Chiesa “. Probabilmente fu
abbattuto solo ai tempi della ricostruzione del coro. La Chiesa Nuova
1971 L’aumento della popolazione impose la necessità di
una chiesa più ampia. Si pensò dapprima di conservare il coro e il
presbiterio settecenteschi della chiesa esistente e di rifare in forme più
ampie le navate, ma il progetto non fu approvato, allora si decise di costruire
una nuova chiesa nelle vicinanze. Redasse il progetto l’architetto Gian Paolo
Varnero e condusse i lavori l’impresa Sicer di Zerbola e Germanetti di Biella. Il 20 giugno 1971 Monsignor Carlo Rossi benediva
la prima pietra e il 29 giugno 1973 Monsignor Vittorio Piola inaugurava e
benediva la nuova costruzione. E’ a una sola navata e con predominio del mattone.
La vecchia chiesa è stata abbandonata, le
infiltrazioni d’acqua hanno degradato l’edificio che attualmente versa in
pessime condizioni. SalussolaNet Bibliografia: “Storia della Chiesa Biellese – Le Pievi di Vittimulo e Puliaco” 1979 di Don Delmo Lebole |