OMELIA DI DON LODOVICO DE BERNARDI IN OCCASIONE DEI FUNERALI DI IAMES ED ELISA IL 4 DICEMBRE 2004

Carissimi fratelli e sorelle,

carissimi voi famigliari quante espressioni di affetto e di stima abbiamo ricevuto per tutto il lavoro e l’impegno profuso da James ed Elisa: persone che potremmo definire appassionate dell’Umanità, in special modo quella debole, malata, sofferente, povera. L’impegno del Cottolengo, presso il santuario di Oropa, nell’o.f.t.a.l. per portare gli ammalati a Lourdes. Non facciamo un elenco dei loro servizi perché, come mi ha detto giustamente la famiglia, queste cose le sappiamo già tutti. La famiglia stessa, alla quale vanno le nostre profonde condoglianze a nome delle parrocchie, delle associazioni –alcune rappresentate anche dai loro sacerdoti- e di tutti noi qui presenti, la famiglia stessa, dicevo, mi ha chiesto di ricordare la loro fede. Sì, James ed Elisa non erano solo credenti ma praticanti. Ogni domenica, pur in mezzo a tanti impegni, la loro prima preoccupazione era programmare dove andare a Messa.Prima di partire, infetti, li abbiamo salutati alla chiesa parrocchiale di Vigellio dove hanno fatto la loro comunione. James ed Elisa hanno percorso più rapidamente di altri, quella attesa verso il Signore nella grotta di Betlemme. Hanno incontrato quel Signore che noi ancora attendiamo vigilanti.Giovanni battista che nel brano di vangelo ascoltato ha annunciato l’urgenza della venuta del Signore, il regno di Dio è vicino, e che ha dato come impegno il preparare la via del Signore, ha trovato James ed Elisa pronti alla sua venuta. Questa vigilanza infatti non si improvvisa, ma si coltiva, prepara e concretizza in tanti gesti e in tanta carità.Per questo possiamo dire che sono nella luce di Dio. Per questo possiamo dire che appartengono già al regno dei beati. Cari fratelli e sorelle, la sepoltura di due persone di fede e di amore come James ed Elisa non è la commemorazione beneducata di una società. È piuttosto l’assemblea di chiamati a celebrare il ringraziamento, eucaristia appunto, per i doni che Dio compie nella sua Chiesa. Noi qui oggi siamo venuti non tanto a commemorare la tragica scomparsa di due amici, quanto piuttosto celebrare quella presenza di Dio che si manifesta sull’altare come pane e vino che diventano corpo e sangue e si manifesta attraverso persone che vivono con coerenza e fino in fondo la loro fede. La promessa evangelica annunziata da Giovanni il battista, colui che viene dopo di me vi battezzerà in spirito santo e fuoco, è stata vissuta da James ed Elisa. Ora la caparra della risurrezione, presa con il battesimo, trova la sua pienezza nella morte, che non è la fine di tutto, ma per i credenti la porta della vita. Il Signore dei viventi, il Dio potente ha preso con sé le loro anime e quei poveri e ammalati che hanno sempre servito hanno aperto loro le porte del paradiso. L’attesa, la vigilanza, il Natale sono per noi giorni belli, giorni di gioia, di festa e possono continuare ad esserlo non se ci chiudiamo nel dolore di un’assenza, ma se facciamo continuare a vivere James ed Elisa nella nostra vita. Cioè se noi prendiamo l’impegno di fare e continuare a tenere viva la loro opera di assistenza, di cura e di servizio. Ciascuno di noi conosce quello che hanno fatto. Potremmo chiederci: posso continuare io quello che loro hanno iniziato? Solo in questo modo la loro luce di carità e di amore rimarrà accesa, come quella stella cometa che ci porta ogni anno alla grotta per contemplare il Signore: Singore della storia, Dio dei vivi, dei morti e dei risorti, ti preghiamo con tutto il cuore: fa che non rimaniamo indifferenti, ma che diventiamo capaci di essere operatori di amore come James ed Elisa. Amen