PARROCCHIA MATRICE DI SANTA MARIA ASSUNTA IN SALUSSOLA 

(Diocesi di Biella)

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2ª DOMENICA DI QUARESIMA / Omelia del 12 Marzo 2006 / Celebrazione di Ricorrenza nel 61° dell' Eccidio di Salussola del 1945

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Sia lodato Gesù Cristo!

Don Bosco diceva: “Siete dei Ladri!” Lo diceva ai suoi giovani, naturalmente, “siete dei ladri perché mi avete rubato il cuore!"

Sì, oggi dobbiamo chiederci questo, soprattutto per chi ha delle responsabilità nelle amministrazioni della cosa pubblica: siamo dei ladri di cuori giovanili? Siamo capaci di catturare l’attenzione di coloro che sono più deboli nella società, cioè coloro che stanno affacciandosi alla vita e alla crescita nel mondo?

Il vangelo poc’anzi proclamato ha lanciato una frase lapidaria di Dio Padre: questi è il figlio mio ascoltatelo.

Siamo capaci di ascolto? Chi governa, chi amministra, ha la capacità di ascoltare o si lascia prendere dall’entusiasmo di portare dei segni né utili né pratici, ma che hanno come scopo di farsi eleggere una seconda volta? Certo, come diceva un politico per televisione, alla domanda se fosse capace di lasciare il posto pur avendo preso il massimo dei voti, lasciare il posto a colui che è designato alla guida della coalizione, si deve rispondere : “ma io corro per arrivare per primo!” Nessuno è così banale o illuso dal poter pensare che chi si candida non lo faccia per vincere, tuttavia mi pare che un cristiano politico, o meglio una persona che si dedica alla politica, possa mettere da parte la sfrenata sete del potere per fare in modo che questa lasci almeno un poco il posto al concetto di servizio. Se questo lo dico è perché non sempre le buone intenzioni corrispondono alla realtà.

Ma veniamo all’ascolto.

Dio Padre, che al contrario di Maria santissima che nei secoli fa continue apparizioni, nel vangelo fa sentire la sua voce solo due volte. Questa è una di quelle. Come Maria, anche il Padre orienta la nostra attenzione al Cristo suo figlio comandandoci di ascoltarlo.

Credo che prima di sapere cosa ci sia da ascoltare da Cristo dobbiamo appunto metterci in atteggiamento di ascolto.

Ascolto della realtà, delle persone e specialmente dei giovani.

Ma perché don Lodovico insiste così tanto sui giovani? Molto semplice rispondere : dobbiamo conquistarceli perché sono il nostro domani, sono i nostri futuri amministratori, avvocati, banchieri, commessi, medici, prefetti, carabinieri ecc… Pensiamo almeno per una volta che i giovani sono nostri: lo dico io che sono prete, ma voi lo potete capire meglio di me che di figli ne avete cresciuti, educati, visti per casa; i figli, i giovani sono di tutti, della comunità che non si può tanto dividere in comunità religiosa, civile, scolastica, economica: è la comunità nel suo complesso, la comunità integrale.

Tornando alla necessità di interessarsi e ascoltare i giovani teniamo ben presente che gli amministratori pubblici devono aumentare il loro interesse perché troppo spesso siamo spettatori di studi, sui giovani, di analisi, di ricerca sulle loro capacità, interessi, disagi, mentre loro crescono e si sprecano i soldi. Cerchiamo piuttosto di agire. Qualcuno mi potrebbe dire: “Ma è troppo facile parlare dal suo pulpito, i giovani sono maleducati, sono aggressivi, non è facile avvicinarli”; rispondo: “Ma dove hanno assimilato la tensione, da chi hanno imparato le volgarità… Non credo dall’asfalto, né dai prati, né dalle montagne”.

I nostri giovani hanno delle tensioni, direi piuttosto delle ricerche e degli interessi che però devono essere incanalati, orientati e troppo spesso si trovano da soli e cadono in disgrazia. Ma tocchiamo dopo questo tema del disagio giovanile. Prima vorrei finire di esprimere questa esigenza del prendersi cura dei giovani. L’educazione della persona umana con l’educazione cristiana non fa male, anzi è da coltivare, non va contro l’uomo ma lo rende perfettibile. Non si può continuare a dire che la cultura cristiana, per pigrizia di viverla, è oscurantista e tutto ciò che parla di religione è tetro, scuro, malato, patologico o peggio restringente la visione del mondo e della persona. Spingiamoci ancora oltre: a me sta bene che si sventoli ingenuamente la laicità dello stato e dell’educazione ( se fate attenzione alcuni filosofi di livello nazionale e che si dicono atei o indifferenti, non hanno mai messo in discussione la necessità della cultura cristiana)  tuttavia mi si dica perché un giovane non deve rubare? Perché un giovane deve coltivare l’idea di famiglia? Perché non si devono trattare male gli anziani che tanto sono inutili? Perché e da dove apprendiamo che si deve guadagnare il pane onestamente? Perché uno è tenuto a dire la verità? Solo perché me lo dice lo stato? Solo perché è una legge esterna alla persona? 

Io credo che se le motivazioni, come quelle cristiane, vengono messe nel cuore delle persone abbiano maggiore efficacia, maggiore presa. Come sono le motivazioni di amore e di rispetto che ci insegna proprio il Cristo. Facciamo un esempio: poche volte ho l’occasione di andare al cinema e ho visto con stupore che c’è una forma di pubblicità contro la pirateria informatica e contro l’illegale riproduzione di cinema. Questa pubblicità, siccome si deve fare a dei giovani che non hanno più valori cristiani (settimo non rubare!), la si fa mettendo o paura o vergogna. Pensate un attimo: le pubblicità sono su questi due livelli: la paura di essere scoperti dalla polizia o la vergogna di essere presi in flagrante. Per lo Stato è un  po’ triste avere come punti di forza la violenza e la vergogna, mentre per il giovane diventa la sfida, l’occasione per affrontare un vero duello … Facciamo un altro esempio di come il nostro mondo stia perdendo una coscienza cristiana: l’altro giorno parlavo con un magistrato e mi faceva notare come, ad esempio in un furto, si vada subito a scovarne le conseguenze, gli atteggiamenti dei giudici, degli avvocati, delle persone chiamate in causa… dando per presupposto che il furto è avvenuto. Manca solo il passaggio precedente: perché quella persona ha rubato. Quella persona non doveva farlo! Non è giusto rubare. 

Ma capite voi stessi che se rubare non è peccato, basta riuscire a farla franca e poi quello che era lì, ora è qui, quello che era tuo ora è mio. Basta che non mi vedi.Ci sarebbe da notare che mentre la romanità ha prodotto il concetto di proprietà privata, il cristiano ha messo la linfa vitale a tale concetto. 

Ecco perché forse, ascoltando la parola di Gesù, il suo messaggio di amore e di verità, si possono crescere meglio le persone. Ecco perché credo che valga la pena offrire dei valori eterni.

Ora però è necessario guardare alla realtà, dopo aver posto dei piccoli punti di prospettiva.

Concretamente ci sono alcuni disagi nei nostri paesi che possono diventare fenomeni tristi. Uno fra questi, senza allarmare nessuno, è la presenza della droga, quella leggera e quella pesante, quella bianca e quella verde.

Sì, nei nostri paesi è presenti e tutti sappiamo quali sono le conseguenze. Io come prete e come parroco, a cui è affidata la porzione di questo gregge dell’unità pastorale nei comuni di Salussola e Carisio, non mi sento in grado di portare da solo il peso di questa piaga: ben inteso però, siccome non ho la vocazione di fondare delle case di recupero, il mio compito umano e sacerdotale, oltre la condivisione chiara e serena del fatto, va oltre solo nella preghiera quotidiana e nell’ascolto assiduo di famiglie che sono colpite da tali povertà giovanili. E tornando all’educazione alla paura o alla vergogna l’effetto è che non si ha il coraggio di parlarne. Come fratello e come cittadino chiedo a voi, qui presenti in varie responsabilità, di essere vigili a questi aspetti silenziosi e deleteri. C’è una neve che cade dal cielo e una neve che sbuca dalle fogne!  Non pensate che non ci sia brace sotto la cenere… c’è un po’ di tepore nell’aria primaverile, ma il vento è ancora freddo e i camini si accendono ancora… e i giovani purtroppo non sono attorno ad essi! 

don Lodovico De Bernardi


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