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Campo da Volo del Brianco

Storia e Costume


Il 20 novembre 1910 avveniva l’inaugurazione del campo da volo ” Salussola Aviazione “.
Era un sabato pomeriggio del 20 novembre del 1910 , una giornata limpida con le montagne innevate, e ” il sole di San Martino “, diceva il cronista dell’epoca, allorchè con un volo da Torino Mirafiori a Salussola Aviazione, difatto veniva inaugurato il campo da volo.
Era l’ora del mezzogiorno e il biplano Forman, guidato dal pilota Eros e con a lato il passeggero Cavalier Cavalchini, atterrava sul prato del campo da volo del Brianco.
Molti i curiosi, alcuni entusiasti, altri stupefatti per quel viaggio a cui nessuno credeva, Eros aveva percorso i cieli da Torino a Salussola per ben oltre i cinquanta chilometri che separano Torino da Salussola, di chilometri ne aveva fatto oltre ottanta, perchè si era sperso seguendo la linea ferroviaria di Arona invece che quella di Biella.
Il battesimo vero e proprio del campo avvenne nel pomeriggio di fronte a una folla entusiasta, allorchè il pilota Eros, questa volta con il passeggero Cavalier Verona, s’innalzò dal prato del campo per volare, inaugurando così le attività.
Attività didattiche possiamo dire, il campo da volo fu inizialmente una scuola di pilotaggio per la nascente aviazione. Il Reale Esercito ebbe qui i primi rudementali insegnamenti di pilotaggio durante la guerra del 1915/1918.
Giovanni Agnelli, il fondatore della Fiat, e poi senatore del Regno dal 1923, quando intraprese la costruzione di motori per la nascente aviazione, venne qui in visita al campo, ma non sappiamo se nei primordi abbia collaudato qualche motore d’aereo.
C’è una bellissima foto d’epoca che lo ritrae proprio sul campo da volo di Salussola e c’è anche un’altra foto d’epoca che ritrae la situazione di un areoplano caduto e i soccorsi.
Ma diamo la cronistoria dal giornalista del tempo, in questo articolo apparso su La Stampa del 21 novembre 1910: « Tempo permettendo, il volo da Mirafiori a Salussola era stato deciso per ieri.
E ieri mattina il tempo, non solo lo permise, ma sfolgorò di tutti gli ori del sole e di tutti gli azzurri del cielo, quasi a salutare la Regina di cui si celebrava l’anniversario, quasi a un invito ai viaggiatori dell’aria.
Alle 10.30 sul campo di Mirafiori, che vide i trionfi aviatori delle giornate promosse dalla Stampa, ad affluire ad ammirarli mezza Torino, non c’erano che poche persone, e un areoplano.
Le poche persone erano Eros, i cavalieri Verona e Besozzi, i signori Ernesto Cavalchini, Borgata, Collini, l’avv. Mogna, i fratelli Vercellone.
L’areoplano era un biplano Farman, ultimo modello, da viaggio.
Pochi preparativi rapidi, Eros è impaziente di tentare le vie dell’aria, e ascolto con nervosi cenni del capo gli amici, che gli indicano i punti di orientamento nel viaggio aereo cui si accinge.
Tutto è a posto, i serbatoi della benzina e del lubrificatore sono pieni, tutti i tiranti sono tesi, la leva delle manovre funziona perfettamente.
Il signor Cavalchini sale, sul sedile più alto, al posto del passeggero.
Eros sale al suo posto di pilota e il meccanico Albern dà la spinta all’elica.
Il …. il biplano si leva.
Eros ci aveva detto che partiva per un volo intorno alla pista, un volo di prova, per accortarsi del funzionamento del motore.
Lo seguiamo con gli occhi mentre s’innalza, mentre s’allontana verso il Viale di Stupinigi, credendo di vederlo ben presto virare e tornare a noi.
Invece egli continua ad innalzarsi e a fuggire verso la città; certo la prova gli è parsa sufficiente, il ritorno gli pare inutile.
Il biplano si disegna giallo sullo sfondo azzurro luminoso del cielo, rimpicciolito ai nostri occhi; è su Torino, scompare alla nostra vista.
Nel campo, poichè tace il fragore del motore dell’areoplano, rombano i motori delle automobili.
A noi, legati ancora col terribile vincolo alla terra, siano ali che ruote: ci precipitiamo ad inseguire per le vie fangose quelli che viaggiano per le vie del sole.
Salussola è un paese ridente, che leva ai pié d’una collina verdeggiante, la bianchezza d’un aguzzo campanile; Salussola-Aviazione è una vasta brughiera, piana e raramente alberata che si estende per un centinaio di migliaia di metri quadrati, a circa tre chilometri dal paese: qua è sorta in questi ultimi mesi una costruzione di legno, che comprendo un hangar, un’officina e alcune stanze di abitazione.
La costruzione è stamane imbandierata gaiamente: non cerchiamo di determinare il paese cui le bandiere appartengono, sono bandiere fantastiche, in cui s’accoppiano i colori più vivaci e trionfano le più diverse combinazioni di colore, non hanno, come ogni bandiera che si rispetti, una storia centenaria, ma sono rispettabili perchè hanno un avvenire glorioso; sono le bandiere segnacolo dell’aviazione.
Non sono però i soli segnali che debbono indicare all’uomo che viene dall’alto il luogo ove dovrà discendere mezzo della brughiera.
Poiche è giunto l’annunzio telegrafico che Eros è partito da Mirafiori, è stato acceso un gran mucchio di paglia cosparsa di catrame, ed una spessa nera nuvola di fumo si leva nell’aria, mettendo una nota di colore opaco in questo paesaggio colorito luminosamente. [ ].
Sul campo, dinnanzi all’hangar sono raccolti, in attesa, il signor Guido Piacenza, l’ing. Maffei, l’ing. Sanbuy, l’ing. Cappa Bava, il signor Erminio Sella.
Poco lontane, alcune persone venute da Biella e dai paesi vicini, e qualche paesano del luogo attendono anch’essi, attendono, ma scettici, tanto ad essi, nuovi ai trionfi dell’aviazione, pare improbabile la riuscita dell’ardito tentativo. Un grido di annunzio e di gioia.
Nel cielo verso Santhià, un occhio acuto ha scoperto una macchiolina nera; e subito tutti gli occhi la cercano; e subito altre voci annunziano di averla scoperta.
Si appuntano binocoli, si discute sulla possibilità che si tratti dell’areoplano.
E’ proprio il biplano, che avanza velocissimo.
Ora ne riconosciamo la linea, che va facendosi sempre più distinta, che va rivelando di momento in momento le sue caratteristiche.
L’areoplano avanza verso noi, ma non dritto verso noi, tanto che ci possa dinnanzi, a una distanza di qualche chilometro, e prosegue.
Il pilota e il passeggero non hanno visto le segnalazioni delle bandiere e della fumata?
Non seguono la direzione della linea ferroviaria Santhià – Biella?…
L’areoplano diminuisce alla nostra vista, allontanandosi verso il Lago Maggiore…
Ma ecco, il pilota si è accorto di tenere una falsa rotta, l’apparecchio si rivolge nuovamente verso di noi, ritornando.
Si aumenta la fumata, gettando sul falò nuova paglia e nuovo catrame.
La velocità del Farman deve essere considerevolissima, poiché esso ingrandisce sullo sfondo del cielo rapidamente; ed in pochi minuti è sul campo.
Quando Eros ed il passeggero ch’egli ha trasportato da Mirafiori a qua, prendono terra, a mezzogiorno preciso, dinanzi agli hangars, i pochi presenti prorompono in un applauso entusiastico che rompe d’un tratto la pace agreste, solitario, ma fervido coro di vittoria.
II primo areoplano è giunto a recare a Salussola-Aviazione il saluto della capitale piemontese, ed è giunto per la celeste via che gli si conviene.
— Andiamo a colazione! — ha detto semplicemente Eros, mettendo piede a terra.
Non aveva torto: al campanile di Salussola suonava il mezzodì, e — afferma chi l’ha provato — una passeggiatina di un’ora in cielo è un vermouth che non teme concorrenze.
Ma è anche un’impresa che eccito molle curiosità, e pilota e il suo passeggero si trovarono dinanzi, contemporaneamente, un piatto di risotto e una serie di domande.
Del primo si dichiararono soddisfatti, e alle seconde soddisfecero.
— Passato il viale di Stupinigi — mi ha raccontato Eros — mi sono rivolto decisamente su Torino, e ho attraversato la città in tutta la sua ampiezza, dalla piazza d’Armi nuova alla Barriera di Milano, volando ad un’altezza di poco superiore ai duecento metri.
L’atmosfera era calmissima, e non eccessivamente fredda, il motore funzionava a meraviglia, e il viaggio si presentava in condizioni favorevoli. Appena passato Torino, ci trovammo nella nebbia, ma questa diradò presto, rivelandoci il cielo chiaro e la terra oscura.
Per dirigermi, ho seguito la linea ferroviaria. E siamo giunti cosi felicemente fino a Chivasso.
Dopo Chivasso, ci colse il primo incidente, incidente però che non ebbe conseguenze per i proseguo del viaggio, fummo colpiti da alcune, interrotte violentissime raffiche di vento, che inclinarono l’apparecchio, e lo fecero discendere, a sbalzi, di parecchie decine di metri.
Passavamo di fronte all’ampio sbocco della valle d’Aosta, e comprendemmo che quelle che c’investivano erano le correnti che agitano sempre l’atmosfera in quel punto.
Esse erano però cosi violente, che mi fecero per un momento pensare se non fosse prudente prendere terra, ma l’apparecchio resisteva bene agli urti, e proseguii, e varcai cosi l’atmosfera mossa.
Vedemmo Santhià, poi smarrimmo la direzione precisa, seguii una linea ferroviaria che credetti fosse la Santhià-Biella, e che solo più tordi capii che era invece la linea di Arona.
— Non vedeste le bandiere degli hangars? la fumata? — Vedemmo la fumata, e ci dirigemmo verso di essa.
Ma subito, non capisco come, la perdemmo di vista, e vagammo per qualche minuto incerti.
Mi accorsi che dovevo essere passato altre il campo, e ritornai indietro…
E… Favorisce passarmi ancora del risotto?
Il volo compiuto da Eros, da Torino a Salussola-Aviazione, con biplano Farman, stabilisce il record dei viaggi in areoplano compiuti in Italia, superando di parecchi chilometri quello del tenente Savoia da ….. a Bracciano, e stabilisce senza dubbio una bella e importante prova per il fatto che è stato compiuto con passeggero.
Da Torino a Salussola c’è, in linea d’aria, una distanza di circa cinquantacinque chilometri, ma Eros ne ha percorso col suo volo un’ottantina, essendo partito da Mirafiori alle 10,52 ed essendo giunto a Salussola-Aviazione, come ho detto, a mezzogiorno ».
« Mentre Eros e il signor Cavalchini, insieme agli amici che li avevano accolti, terminavano di far colazione, giungevano da Torino in automobile, altri amici, coloro che avevano assistito alla partenza.
E il campo andò animandosi e popolandosi di gente accorsa dai paesi vicini.
Eros si apprestava a compiere, in onore di quegli spettatori, il volo inaugurale del campo, ed io chiesi all’ing. Maffei qualche dato e qualche notizia sul campo stesso e sulle attività che in esso si svolgeranno.
– Questa località – mi spiegò gentilissimo l’ingegnere – è all’ottavo chilometro della ferrovia Santhià – Biella, ed ha nome di Baraggia del Brianco.
Nel giugno scorso si è formata una Socìetà – che ha assunto la sigla S.C, e di cui fanno parte l’ing. Sanbuy, il Signor Guido Piacenza, il Signor Cavalchini ed io – per adattare questo luogo a campo di aviazione.
Nel triangolo che costituisce il campo, protetto contro i venti dalla collina di Salussola e dalla Serra d’Ivrea, è stata costruita una pista di 3.000 metri di sviluppo e di circa 150 metri di larghezza: un centinaio di operai hanno lavorato per quasi due mesi ai lavori di spianamento e di sterro.
La ferrovia Santhià – Biella ha iniziato i lavori per la costruzione della stazione Salussola-Aviazione, la quale sorgerà a poco più di 100 metri dagli hangars là, ove ora è il casello nr.7.
Degli hangars esiste questo, che lei vede, e altri ne saranno costruiti quanto prima.
E quanto prima inizierà l’attività del campo: abbiamo già qua i rappresentanti della Casa Farman e della Casa Koccklin.
Difatti, entrati nell’officina, abbiamo veduto allungarsi sotto l’ampia tettoia la caratteristica fusoliera di un Koccklin che si sta montando: mentre i Farman erano rappresentati dall’apparecchio portato fino qua da Eros, e che sarà ricoverato in questo hangar.
L’ing. Maffei, stava terminando di fornirci le sue informazioni, quando il Farman, che oziava in mezzo al prato, si riscosse sotto l’impulso fragoroso del motore, Eros partiva per il volo di inaugurazione del campo, e sul sellino del passeggero aveva preso posto il Cavalier Verona.
Tra una vasta ovazione della folla varia che si addensava sul campo, a stento trattenuta dai carabinieri, il biplano si leva e compie un completo giro della pista ad un’altezza di circa quaranta metri.
Poi atterra felicemente.
Ma il Cavalier Verona, entusiasta del volo, non abbandona il suo posto, ed Eros lo riconduce ancora per qualche minuto a navigare nell’azzurro.
Cosi, tra gli applausi di pochi entusiasti dell’ aviazione, e di una folla di paesani e di contadini, prorompenti in grida d’ingenuo stupore e di entusiastica ammirazione, in un serenissimo pomeriggio del tardo autunno,al cospetto alla maestà delle Alpi, …. » veniva così inaugurato il campo da volo di Salussola.
Finita la guerra del 1915/1918, il campo restò sottoutilizzato e infine abbandonato; la pista venne usata per ricavare la nuova strada per Santhià e l’officina e gli hangars demoliti per far posto alla nascente fornace.


claudio.circolari[at]salussola.net - bibliografia



PER SAPERNE DI PIU' SUL BRIANCO
Il Brianco di Salussola
Il campo da volo
La fornace


DOVE SI TROVAVA

La località Brianco è un nucleo abitato del Comune di Salussola e si trova a lato della strada provinciale Salussola-Santhià.
La via che l'attraversa si chiama Via Brianco.


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